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IPERBOLE N° 13 (29.5.2012)

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut
, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


Il presidente della Provincia Peppe Raffa:
«La Calabria disgregata da arretratezze,
clientelismo, assistenzialismo» . . .
Oh Madonna di la Muntagna, presidente, ma ne è proprio sicuro?

a Calabria è una regione fragile dal punto di vista economico per via delle ataviche arretratezze infrastrutturali e, in prevalenza, disgregata anche a causa degli effetti perversi del clientelismo e dell'assistenzialismo» . . .

 

osì parlò il presidente dell'Amministrazione Provinciale, Raffa. La frase virgolettata è estrapolata da un discorso, anzi, da un comunicato stampa, distribuito agli organi di informazione nel quale trovano spazio «sentenze» di correità (circa gli scempi di cui sopra, definiti «colpe storiche») verso: la politica, l'amministrazione pubblica, i sindacati, le forze imprenditoriali, il mondo delle professioni e, dulcis in fundo, la società civile. Con i quali soggetti il «fardello» delle «colpe storiche» va «condiviso». Grazie presidente per aver risparmiato dalla lista dei rei di «colpe storiche» nei confronti della Calabria bambini, diversabili, anziani, disoccupati, cassintegrati, 'ndranghetisti, nani, ballerine e puttane. Insomma, la morale del presidente della Provincia di Reggio Calabria (circa gli scempi di cui sopra) è: tutti sono colpevoli, dunque nessuno è colpevole. Assolvendo così in primis, è ovvio, la categoria a cui egli appartiene. Ma certo, concediamo l'assoluzione al presidente Raffa. E cerchiamo di capirlo. Pensate che choc ha avuto: ha appena scoperto che la Calabria «è disgregata anche a causa degli effetti perversi del clientelismo e dell'assistenzialismo»!

   Nella sua dotta analisi sui mali endemici della nostra Regione Peppe Raffa ha risparmiato un altro soggetto: la Chiesa. Che in questi dibattiti viene spesso tirata dentro ad ogni costo e la stragrande maggioranza delle volte a sproposito. Infatti, sovente è proprio la Chiesa a sopperire concretamente alle carenze delle Istituzioni circa i bisogni e le esigenze dei cittadini, soprattutto dei più deboli, dei senza voce, degli ultimi. Per questo mi va di rivolgere un pensiero grato, per esempio, alle Caritas Diocesane e Parrocchiali, al volontariato cattolico, ai sacerdoti impegnati concretamente e in prima linea (non con insulse «targhette antimafia» sui portoni dei Municipi) nella lotta alla criminalità organizzata. Qualcuno, credo, conoscerà «Libera» di don Luigi Ciotti e, per la Piana di Gioia Tauro, di don Pino Demasi di Polistena! Qualcuno conosce qualche Istituzione (Comune, Provincia, Regione, Comunità Montana, Consiglio di Circoscrizione, Partito politico bianco, rosso, verde, arancione, fucsia) che fa, che promuove, che caldeggia, che organizza, che stimola 'ste cose qua? Se sì, fatemelo sapere, perché io non ne conosco e mi piacerebbe moltissimo poter scrivere di tanta benevola solerzia istituzionale.

   Chiedo venia, sto divagando oltre misura. Torniamo, dunque, all'inizio del paragrafo precedente, che comincia così: Nella sua dotta analisi sui mali endemici della nostra Regione Peppe Raffa ha risparmiato un altro soggetto: la Chiesa. Beh, non poteva fare diversamente. Il comunicato stampa di cui all'inizio di questo articolo il presidente della Provincia lo ha diffuso all'indomani dell'appello fatto dal Vescovo di Reggio Calabria Mons. Vittorio Mondello a nome della Conferenza Episcopale Calabrese affinché «la politica si occupi dell'emergenza-Calabria». Un accorato, disperato ma propositivo appello indirizzato, ovviamente, alla classe politica calabrese!!! La quale, pensate, con tutti i problemi cui quotidianamente deve far fronte (come quelli con i giudici delle varie Procure calabresi, per esempio) non se n'era ancora accorta!!!

   E di emergenze la Calabria ne ha davvero tante: disoccupazione, sanità, malasanità, corruzione, malapolitica, collusione politica-'ndrangheta (la 'ndrangheta è un'emergenza a sé stante), eccetera. Talmente tante che questa nostra cara, amata, bellissima Regione nella specialissima classifica delle «Emergenze» è leader a livello europeo. Ed è destinata a rimanerci, purtroppo. Uno si aspetta che dopo l'inconsueto ma coscienzioso e doveroso appello dei Vescovi calabresi, la politica calabrese, dalla Regione in giù, si sentisse stimolata a fare un po' di autocritica e a impegnarsi seriamente e concretamente per iniziare un lavoro sinergico tra tutte le forze politiche che potesse sfociare in un progetto di cambiamento di rotta circa la progettazione del futuro di questa Regione. Non fosse altro che per cercare di recuperare un po' di credibilità nei confronti dei calabresi onesti. Beh, non allarmatevi: nessuno nella politica calabrese, dalla Regione in giù, ha mosso un sopracciglio dopo l'appello dei Vescovi. Nessuno ha parlato, nessuno ha proposto. Anzi: nessuno ha sentito, punto.

   In controtendenza e da politico navigato, il presidente della Provincia, invece, non si è lasciato sfuggire l'occasione per divulgare la sua dotta analisi sulle «colpe storiche» da «condividere» con un bel comunicato... Comunicato? Quale comunicato? Ma è già roba di ieri, quindi già dimenticato... Il disinvolto presidente Peppe Raffa ha ben altro da fare. Magari sta facendo registrare un video su una qualche inaugurazione, su una sagra, una mostra, un convegno, cui egli non si nega mai, per poi farlo postare su YouTube. Già, non lo sapevate? L'Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria ha un Profilo e un Canale sul Video-Social-Network più famoso del mondo. Vi sono postati 7 video, tutti riguardanti naturalmente gli interventi del presidente Raffa: inaugurazione del museo Metauros a Gioia Tauro (il più recente, 26 maggio, 46 visualizzazioni); incontro con una scolaresca, 28 visite; riunione sulla Pedemontana San Giorgio Morgeto-Cinquefrondi, 48 visite; riunione contro l'omofobia, 19 visite; incontro sul futuro della Omeca-Ansaldo Breda, 32 visite; e due video sulla partecipazione della Provincia alla Fiera Cibus 2012 a Parma (i primi a essere inseriti, 4 e 18 maggio 2012, rispettivamente 18 e 81 visite). In totale hanno visto questi video 1.088 persone (al 29 maggio 2012). Cosa non si fa per un po' di visibilità. Ma avrà un costo per la Provincia questo servizio? E quanto? E le emergenze di cui hanno parlato i Vescovi?........

 
IPERBOLE N° 12 (1.2.2012)
 
 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut
, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


Il Procuratore della DDA di Reggio, Giuseppe Pignatone:
«La 'ndrangheta è presente in ogni Comune
della Provincia di Reggio Calabria».
Ma io non ci credo: e vi spiego perché

a 'ndrangheta ha un suo presidio in ogni Comune della provincia di Reggio Calabria». Parola di Giuseppe Pignatone, Procuratore della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Reggio Calabria. Il Procuratore Pignatone ha aggiunto anche che nella sola provincia di Reggio Calabria ben il 27% della popolazione attiva è affiliato alla 'ndrangheta. Considerazioni e dati confermati anche dal Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Pisanu.

 

l secondo dato (il 27% dei reggini affiliati alla 'ndrangheta) può darsi che sia vero; ma per quanto riguarda il primo (la 'ndrangheta è presente in ogni Comune della Provincia di Reggio Calabria) non ci credo affatto. Non può essere vero, Pignatone e Pisanu si sbagliano. E vi spiego perché. Accanto al portone dei Municipi reggini fa bella mostra di sé una targa con uno slogan chiaro, concreto, pragmatico, inequivocabile, che recita così: «Qui la 'ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma». Quindi, è ovvio che, letta questa targa, gli 'ndranghetisti, intimoriti e minacciati dalla perentorietà della frase, fanno subito dietrofront e non solo non si azzardano a metter piede nel Palazzo Municipale ma, addirittura, spariscono dalla circolazione, si volatilizzano! Più chiaro di così! Ecco perché la 'ndrangheta non può aver colonizzato i Comuni della provincia di Reggio Calabria, come sostengono Pignatone e Pisanu!

   Del resto, questa mia tesi è autorevolmente confermata da Giuseppe Bruzzaniti, sindaco di Samo, 918 abitanti, nell'Aspromonte locrideo, che alla fine dello scorso mese di dicembre l'ha gridato chiaro e forte alla presenza dei giornalisti: «Qui a Samo non c'è mafia»! L'ha urlato, chiaro e forte, il giorno stesso dello scioglimento per mafia della sua amministrazione comunale! (ennesimo punto esclamativo!).

Su questo tema leggi anche l'«Iperbole» seguente.

 

Ecco, per chi ancora non l'avesse vista, la «Targa Antimafia» affissa all'ingresso dei Municipi: un'idea del Consiglio regionale della Calabria, Commissione contro la 'ndrangheta.

 

IPERBOLE N° 11 (13.2.2011)

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut
, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


Uno striscione ridarà la verginità perduta
ai Comuni colonizzati dalla 'ndrangheta

ui la 'ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma»: una frase, uno slogan, che dovrebbe diventare una targa, meglio, uno striscione grande e ben visibile, da piazzare sulla facciata dei Municipi di ogni paese e città della Calabria. Così parlò e propose la «Commissione regionale Antimafia», proposta che nasce su input della presidenza del Consiglio regionale calabrese.

iniziativa di cui sopra mi ricorda il cartellone stradale che campeggia da diversi anni all'ingresso della città di Taurianova (RC), una grande idea del sindaco dell'epoca, che annuncia ai milioni di turisti che giungono a Taurianova da ogni dove di trovarsi a: «Taurianova città d'arte». Dove di arte (e intendo Arte) a Taurianova non ce n'è nemmanco una bricola. E il perché della collocazione di quella targa a Taurianova, su poco meno di sedicimila abitanti lo conosce solamente una persona: il sindaco che ha partorito l'ideuzza. La targa, dunque, «Qui la 'ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma», a me sembra un'autentica presa per i fondelli, come quella di Taurianova ma drammaticamente più tragica, poiché qui si va a toccare un tasto troppo delicato e troppo serio da lasciarci baloccare i «professionisti dell'antimafia», come li bollava sarcasticamente Leonardo Sciascia. Gente, cioè, politici o pseudo tali di ogni colore, per esempio, che la lotta alle mafie la conduce a parole o con l'annuncio di qualche proposta, tanto più roboante quanto più improbabile. La targa di cui sopra, a mio parere, si colloca perfettamente in questa scellerata casistica. Perché? Ma perché gli ineffabili signori della «Commissione regionale Antimafia», che non vivono sulla Luna ma nella stessa nostra terra, sanno benissimo che nei Municipi dei 409 Comuni calabresi la 'ndrangheta c'è già e da molto tempo. C'è in prima persona o ha un «delegato di fiducia». Perché la 'ndrangheta non è solo quella che spara, che uccide, che intimidisce. La 'ndrangheta è anche quella dei «colletti bianchi», pericolosa come e quanto l'originale. E dove non ha o questo o quello, gli appalti giusti la 'ndrangheta li vince con i metodi che tutti conosciamo. Del resto, l'esistenza di sindaci, assessori, consiglieri 'ndranghetisti e/o con la 'ndrangheta collusi ce la ricorda ogni tanto la cronaca dei media. Lo scellerato connubio mafia-politica è sempre stato un fenomeno ben conosciuto. Che il presidente dell'Antimafia nazionale, l'ex ministro Beppe Pisanu, ha stigmatizzato nella sua relazione di qualche giorno fa. Secondo tale relazione, il «codice di autoregolamentazione» stabilito dalla Commissione antimafia e al quale tutti i partiti politici dovrebbero fare riferimento per la composizione delle liste elettorali, in Calabria è stato violato 45 volte, nelle elezioni amministrative del 2010. «Quindici dei 45 segnalati erano candidati in liste di rilevanza nazionale e 9 sono stati eletti». Altri quattro in liste civiche con «espliciti riferimenti a partiti nazionali ed i restanti 25 in liste civiche locali». I dati - ha spiegato Pisanu - «sembrano confermare la tendenza del rapporto mafia-politica a stabilirsi e consolidarsi negli ambiti comunale e regionale per proiettarsi, all’occorrenza, sul piano nazionale ed internazionale». Ma questi dati rappresentano solo la punta dell'iceberg. Il giudice Nicola Gratteri della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, noto anche per i suoi vendutissimi libri sul fenomeno 'ndrangheta e per le sue seguitissime conferenze nelle scuole, ha detto chiaramente che il 20% dei voti in Calabria è controllato dalle cosche mafiose. Ecco spiegata la piaga sociale, civile, economica, dello scioglimento per infiltrazioni mafiose delle Amministrazioni comunali e delle Asl calabresi. Una legge, questa, emanata nel 1991 per porre fine al «caso Taurianova» (che fu il primo Comune italiano sciolto per mafia) e alla sua tristemente famosa faida. Dal 1991 al 2010 in Italia sono state sciolte 205 Amministrazioni Comunali. In Calabria ne sono state sciolte 40 (oltre alle Asl di Reggio Calabria, Locri e Vibo Valentia), di cui 9 nella Piana di Gioia Tauro: Gioia Tauro (2 volte), Rosarno (2 volte), Taurianova (2 volte), Delianuova, Molochio, Rizziconi, San Ferdinando, Seminara, Sinopoli. Vi immaginate, dunque, le risate degli 'ndranghetisti e dei loro collusi alla vista degli striscioni «Qui la 'ndrangheta non entra. I Comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma», sulle facciate di questi Municipi? Insomma: non è certo con un siffatto striscione che si ridarà agli Enti pubblici colonizzati dalla 'ndrangheta la verginità svenduta. 

 

IPERBOLE N° 10 (2.6.2010)

 

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut
, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


Elogio dell'ipocrisia

Approvato un taglio da 6 milioni. Ridotti i costi della politica da parte del Consiglio regionale. Così titola «Calabria Ora» di ieri, martedì 1 giugno 2010. Ma il quotidiano diretto da Paolo Pollichieni ci informa di ben altro. Per esempio, ci ragguaglia circa l'approvazione dell'assestamento del bilancio di previsione 2010 del Consiglio. E qui sta la sorpresa. Tutte le voci di spesa sono previste in aumento, per un esborso in più, rispetto all'esistente, pari a 3 milioni e 250 mila euro. Ma come, mi chiedo, con una mano tagli sei milioni e con l'altra te ne riprendi più della metà? Forse, mi sono risposto, questi 3,250 milioni servono per fornire servizi, che prima non c'erano, a tutti i calabresi. Hai visto mai che Peppe Scopelliti comincia davvero a tagliare con il vecchio sistema clientelare e parassitario di fare politica e intende distinguersi fin da subito, attuando con grande pragmatismo quella «politica del fare» tanto cara al suo fan-sponsor Silvio, sì, quello che sta a Palazzo Chigi. Ma continuando a leggere l'articolo, ho capito che non ho ancora capito un accidenti della politica calabrese. E che ci casco sempre, la mia ingenuità essendo seconda solo alla mia ignoranza, appunto, politica. Per chi non ha letto «Calabria Ora» riassumo brevemente a che cosa servono quei 3,250 milioni di aumento di spesa sul bilancio 2010. Servono ad impinguare: 1) la diaria spettante ai consiglieri regionali; 2) le indennità di fine mandato (una specie di liquidazione) dei suddetti consiglieri regionali; 3) l'assegno vitalizio (già, la pensione), sempre dei succitati consiglieri regionali; 4) le spese di rappresentanza, attività promozionali e patrocini; 5) rimborsi e contributi al personale addetto alle strutture amministrative del Consiglio regionale (solo per questa voce, addirittura un milione e mezzo di euro di aumento).

Beh, se il buon giorno si vede dal mattino, ahinoi, siamo caduti dalla padella nella brace. E attenzione: con la voragine di due miliardi e mezzo di euro della Sanità (ma siamo sicuri che sia questa la cifra esatta di tale deficit? Ho paura che la cifra sia molto più alta, e credo che attualmente nessuno la conosca), non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Intendo per tutti noi lavoratori a reddito fisso o pensionati, in regola con il pagamento di addizionali per Regione e Provincia (trattenute direttamente dalla busta paga), canone acqua potabile, tasse sui rifiuti e naturalmente senza allacci abusivi a luce, acqua e metano! Perché tra federalismo fiscale in salsa leghista, minori trasferimenti di risorse economiche dal Governo centrale alle Regioni, tagli per Regioni, Province e Comuni previsti in Finanziaria, nonché l'incognita del piano di rientro della Sanità calabrese, dove credete che andrà a prendere i soldi il nuovo Governatore Scopelliti? Non ve lo dico: vediamo un po' se riuscite a indovinare! Vi dico, invece, la cosa che mi ha fatto davvero indignare. Durante la discussione in Consiglio dei provvedimenti più su elencati, il presidente del Consiglio regionale Franco Talarico, alle rimostranze dell'opposizione circa l'inopportunità degli aumenti che si andavano ad approvare ha risposto, lieve, giulivo e, insieme, un po' risentito, che «Il bilancio è stato stilato dalla precedente maggioranza di centrosinistra, per cui non abbiamo responsabilità specifiche». Capito? Accidenti, signor presidente del Consiglio regionale Talarico, che pensiero profondo; che sprezzo del pericolo nel denunciare le responsabilità della precedente maggioranza di centrosinistra; ammiriamo la sua audacia nel denunciare la mala-politica della «Casta» (sì, inteso nel senso spregiativo del termine). Le dico di più: quel provvedimento che prevedeva quegli aumenti citati sopra la maggioranza di Agazio Loiero li avrebbe votati sicuramente, se le elezioni poi vinte dalla sua coalizione non glielo avessero impedito. E senza dubbio alcuno, sarebbe stata un'operazione davvero immorale, dati i tempi di crisi economica generale e calabrese in particolare, nonché il profondo rosso del bilancio regionale. Ma le dico anche che, constatato ciò, l'approvazione degli aumenti riferiti alla «Casta» da parte del centrodestra è immorale due volte.

Sanità calabrese: leggi le Iperboli N. 2, 3 e 8.

 

 

IPERBOLE N° 9 (28.12.2009)

Questa me l'ero persa

 

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut
, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


Mezza Italia sorrise quando, qualche anno fa, l'Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, spaccata nella scelta del Santo Patrono tra San Bruno  - «sponsorizzato» (!) dall'allora partito di Francesco Rutelli - e San Francesco da Paola - «sponsorizzato» (!) dal partito di Agazio Loiero - decise di fare l'uno Santo Protettore e l'altro Santo Patrono (!).

(Estrapolazione da un articolo di Gian Antonio Stella sul «Corriere della Sera» di oggi, lunedì 28 dicembre 2009)

E l'altra metà d'Italia pensò:

...visto come vengono amministrati e visto lo sfascio della sanità calabrese e vibonese in particolare, almeno ora i cittadini di Vibo Valentia sapranno a quale santo protettore votarsi.  

IPERBOLE N° 8 (28.6.2009)

La Sanità calabrese è allo sfascio, ma Loiero grida al complotto

 

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   La Sanità della Calabria ha un rosso di bilancio di un miliardo e 700 milioni di euro. Ben oltre tremila miliardi di vecchie lire: ci pensate che montagna di soldi, soldi di tutti noi calabresi, è stata divorata (quando, dove, come?, lo sapremo mai?) dagli ineffabili politici, o pseudo tali, della Regione Calabria? Il deficit è stato accumulato dai Governi regionali presieduti dai due prodigiosi presidenti Chiaravalloti e Loiero.

   Intanto il Governo Berlusconi ha inserito nel «Decreto anti-crisi» un capitoletto riguardante proprio la Calabria, focalizzando il fenomeno del deficit nella Sanità e dando un ultimatum alla Regione Calabria: preparare entro trenta giorni un piano di rientro del debito relativo alla Sanità, altrimenti la medesima Sanità calabrese verrà commissariata.

   L'«aut aut» del Governo ha letteralmente scioccato il governatore Agazio, che si è lanciato in una serie di proclami. Che sintetizziamo.

   «Un provvedimento ad hoc contro la Calabria fa saltare le regole della democrazia e noi ci opporremo in tutte le sedi, come ho già detto ai calabresi».

   E ancora: «L'approvazione del decreto così com'è, conferma che il centrodestra intende utilizzarlo come clava politico-elettorale».

 

   Nella relazione dell'aprile 2008 la Commissione Serra-Riccio (nominata dall'allora ministro della Sanità del Governo Prodi, Livia Turco - quindi, di un Governo di centrosinistra, quindi «amico» del governatore Loiero -. nomina avvenuta in seguito alla morte di due giovanissime ragazze all'ospedale di ViboValentia  per presunta malasanità. Diciamo «presunta» malasanità, perché il processo è in corso), quella commissione, dunque, disse due cose di estrema importanza e contemporaneamente di estrema gravità: 1) 36 ospedali su 39 presentano irregolarità; 2) il deficit presunto della Sanità calabrese è di 900 milioni di euro. Tutti gridarono allo scandalo. Non tanto per le irregolarità riscontrate in 36 ospedali su 39, quanto per la voragine di debiti della Sanità: 900 milioni di euro non sono certo noccioline. Tutti gridarono allo scandalo anche quando, e siamo a giugno 2009, l'«advisor» esterno (una società inglese specializzata nel «leggere» i conti delle aziende) quantificò il rosso di bilancio della Sanità calabrese in 2,2 miliardi di euro che, tolti i 500 mila euro che la Regione avanza dallo Stato, fanno sempre 1,7 miliardi di euro: una cifra davvero colossale. Chissà se i calabresi sapranno mai la verità su come, perché e dove è finita questa montagna di denaro. Di fronte ai 900 milioni prima e ai 1,7 miliardi dopo, praticamente nessuno, in Regione, neanche il presidente Loiero (che dopo aver licenziato Doris Lo Moro prima e Vincenzo Spaziante dopo, aveva tenuto per sé la delega alla Sanità), si è scomposto più di tanto. Salvo accusare, sempre parole del governatore Agazio, che «l'80% del debito è opera della Giunta Chiaravalloti». Troppo comodo, caro lei!

   E se a noi comuni mortali pare logico, di fronte a questo sfascio, uno scatto d'orgoglio, di dignità, di coscienza, da indurre a metter mano concretamente a un progetto serio, fatto anche di lacrime e sangue ma serio, per il rientro del deficit, la politica calabrese, cioé da Loiero in giù, ha invece continuato a interpretare la sola e unica commedia che sa recitare e che s’intitola: parole, parole, parole...

   E ora, quando realizza che il commissariamento della Sanità calabrese pare molto ma molto concreto,e soprattutto ora che capisce che con la sua politica inconcludente, che in quattro anni oltre a contribuire allo sfascio della Sanità ha prodotto soltanto il vuoto cosmico, per cui alle elezioni del prossimo anno una sua sconfitta appare probabile assai, Loiero va alla guerra affermando che il decreto di commissariamento della Sanità calabrese «fa saltare le regole della democrazia», «che il centrodestra intende utilizzarlo come clava politico-elettorale», e quindi tacciando il Governo Berlusconi di volersi impossessare della Calabria. No. Sono ben altre le cose che i calabresi, e tra questi anch’io, si aspettavano da lei, egregio presidente.

   Quattro anni fa, appena insediatosi sullo scranno di presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ben conscio della disastrosa situazione in cui versava la Sanità calabrese lasciata in eredità, e questo è vero, dal precedente governo Chiaravalloti, promise: «Occorre mettere mano urgentemente alla Sanità. Prima di tutto, non un funzionario, non un manager coinvolto nella vecchia gestione fallimentare sarà lasciato al suo posto». Invece, come ricorda il direttore di «Calabria Ora» Paolo Pollichieni nel suo editoriale di ieri, sabato 27 giugno 2009, le cose sono andate sin da subito nella direzione esattamente opposta.

   «Ci rimettono i calabresi: ancora una volta, cornuti e mazziati», così conclude il suo editoriale Paolo Pollichieni. Ma - aggiungo io - cornutazzi (e tanto altro) saranno pure tutti quei politici, o pseudo tali, che ci hanno impantanati in questa disastrosa situazione e che spesso gestiscono la «cosa pubblica» pensando più alle trame di palazzo che alle reali e concrete esigenze del popolo. Altrimenti in Consiglio Regionale non siederebbero così tanti indagati. O no?

Il testo originale del Decreto del Governo nella parte dedicato alla Regione Calabria LEGGI

 

IPERBOLE N° 7 - (11 aprile 2009) Iperbole della... tempistica

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Palmi, Casa della Cultura, 20 marzo 2009: un bell'esempio di cultura territoriale con l'ottimo convegno «Olioveritas», organizzato dal Cno e dall'Apor, con la presenza di Paesi del Bacino del Mediterraneo, dallo slogan efficacissimo: «Tutta la verità, nient'altro che la verità sull'olio extravergine d'oliva», un prodotto di cui la Calabria abbonda e di cui andiamo giustamente fieri. Questa Testata ha dato notizia del convegno il 23 marzo: due giorni di ritardo nel proporre un servizio a volte per noi è cosa normale; tuttavia vogliamo ricordare che spesso riusciamo a pubblicare certe notizie nella stessa giornata in cui accadono. Una questione di organizzazione e di tempi, avendo noi (che certamente non viviamo di questo lavoro) altri impegni cui far fronte. Ecco perché siamo rimasti stupefatti oggi, Sabato Santo 11 aprile 2009: infatti, nel Telegiornale regionale di Rai3 delle ore 14 abbiamo visto il servizio di cui stiamo parlando: il convegno di Palmi «Olioveritas». Dopo ben 21 giorni dal suo svolgimento! Complimenti per la tempistica. Non c'è che dire: un ottimo esempio di giornalismo.

   Semplicemente diabolico!

 

IPERBOLE N° 6 - (29 marzo 2009) Gli Italiani non sono in grado di capire... 2

 

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Tra le tante cose che Gianfranco Fini ha detto al Primo Congresso nazionale del Popolo delle Libertà, ha accennato anche alla possibilità di aprire «una stagione costituente» in grado di cambiare, tra l'altro, «anche» forma allo Stato. Nel senso (come ambisce Silvio Berlusconi) di fare dell'Italia una Repubblica «semi-presidenziale», alla francese, riconoscendo al Capo del Governo maggiori e più ampi poteri. Se ciò sia giusto e se davvero l'Italia ha bisogno di un tale cambiamento, francamente non lo so (anche perché bisognerebbe sapere come il futuro presidente di una simile Italia userebbe tali ampi poteri: li userebbe davvero solo ed esclusivamente per il bene del Paese?). Come riferisce il «Corriere della Sera» nell'edizione di oggi, domenica 29 marzo 2009, a questa apertura del presidente della Camera hanno risposto molto positivamente i più noti leader del PD, come Massimo D'Alema, Piero Fassino, Pierluigi Bersani. Contrario, invece, il segretario dello stesso PD Dario Franceschini, che ha aggiunto: «...agli italiani non interessa niente di tutto ciò...».

   Aridaglie! Ecco un altro che si concede graziosamente il diritto di parlare a nome degli italiani e che, dunque, sa esattamente che cosa agli italiani interessa e che cosa no. Beato lui che ha così tante certezze! Ed ecco un altro politico che non capisce che è anche con questa prosopopea che coloro che hanno ricoperto il suo incarico prima di lui hanno contribuito alla inarrestabile decadenza del loro partito. Ora, molto francamente, a me non interessano affatto né le sorti del PD né i proclami (in generale) di Gianfranco Fini. A me, da italiano, interessa se ciò che ha detto Fini, ancorché fattibile, possa servire a migliorare davvero l'Italia. Vorrei sapere, cioè, se nella «revisione della Carta Costituzionale» che auspica Fini c'è spazio per: a) dimezzamento del numero dei parlamentari, b) dimezzamento dei loro ricchissimi emolumenti, c) nuova legge elettorale che permetta ai cittadini di esprimersi con la preferenza sul nome da votare (perché attualmente ciò è vietato e io cittadino sono costretto a votare una lista di nomi imposta dai partiti: che è la negazione della democrazia), d) la soppressione dei rimborsi elettorali ai partiti (che è un finanziamento vero e proprio, esattamente ciò che gli italiani hanno bocciato con un un referendum), e) la soppressione delle province, f) raccolta differenziata dei rifiuti urbani per legge, severa e con severe sanzioni per chi trasgredisce... eccetera. Cose che interessano davvero a tutti gli italiani! Nella «stagione costituente» di Gianfranco Fini c'è tutto questo? Se sì, allora ciò mi interessa e potrei anche ri-appassionarmi alla politica. Se non c'è nulla, allora potete stare tranquilli: si tratta dell'ennesima fregatura dei nostri furbi politici. A danno di tutti gli italiani.

IPERBOLE N° 5 - Gli Italiani non sono in grado di capire...

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Giovedì 26 febbraio 2009, ore 14,20, TG3 Rai. Scorre un servizio su un disegno di legge del Governo sulla regolamentazione degli scioperi, che tra l'altro prevede anche lo «sciopero virtuale»; vale a dire: invece di scendere in piazza come al solito, i lavoratori lavorano regolarmente e la paga di quel giorno viene devoluta in beneficenza. Un tema importante, di stretta attualità, dunque, e giustamente il servizio pubblico televisivo ne dà conto con un ampio reportage. Viene spiegato in sintesi che cosa il Governo si propone con questa legge, quindi, come in Rai si usa da quando esiste la Tv (o meglio, come i partiti, di destra, di sinistra, di centro, di sbieco, di sotto, di sopra, eccetera, padroni assoluti del mezzo, hanno da sempre imposto), si passa alle dichiarazioni dei politici dei vari schieramenti. Chi la vuole cotta, chi cruda e chi al sangue, naturalmente. Nel senso che i signori politici non badano assolutamente, come invece dovrebbero, se quella sia una legge giusta per l'intera collettività, ma guardano esclusivamente alle convenienze di bottega, ognuno tirando l'acqua al proprio mulino. L'esempio più classico di questo assunto ce l'ha fornito l'ultima delle intervistate, la leader dell'UGL (Unione Generale del Lavoro, sindacato nato dalle ceneri della vecchia Cisnal) Renata Polverini. Che tra l'altro è la prima donna in Italia a ricoprire il ruolo di segretario di una Confederazione sindacale, oltre che più giovane segretario generale mai a capo di un sindacato. Che, testualmente, dice: «Siamo contrari allo "sciopero virtuale", perché il Paese non è ancora capace di capirlo».

   Complimenti alla signora per le sue certezze. È estremamente rassicurante che la signora Renata Polverini si preoccupi dei destini del nostro Paese, e quindi degli italiani tutti. Attendiamo fiduciosi un suo cenno che ci faccia capire se e quando saremo in grado di intendere e di volere. Per la cronaca, l'UGL è un sindacato che rappresenta poco più di due milioni di lavoratori (ma attenzione: sulle cifre circa i propri iscritti i sindacati, tutti, barano maledettamente), per cui, se i due milioni di lavoratori della Polverini non sono in grado di capire qualcosa, non è detto che i restanti 58 milioni di italiani non siano in grado di poterla capire. Conclusione: politici e sindacati (che ufficialmente non fanno politica ma che in pratica dalla politica sono ispirate le proprie scelte e le proprie battaglie) a qualunque colore e a qualunque sigla appartengano, devono smetterla di parlare a nome di tutti gli italiani. Perché (fateci caso, quando li sentite) è proprio quando vestono i panni di integerrimi salvatori della Patria tutta che stanno mentendo senza pudore. A se stessi e, questa volta sì, a tutti gli italiani.

 

IPERBOLE N° 4 - Massimo D'Alema, l'iperbolicamente

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Mercoledì 11 febbraio 2009, ore 21,23, trasmissione televisiva «Otto e Mezzo» su La 7. Uno dei conduttori chiede a Massimo D'Alema, un big del Partito Democratico e della politica italiana: «Venerdì, cioè tra due giorni, c'è lo sciopero dei metalmeccanici e della Funzione Pubblica indetto dalla Cgil. Il suo partito aderisce a questo sciopero»? Quasi sorpreso (oppure seccato?) dalla temerarietà della domanda, con fare snobisticamente distaccato e annuendo impercettibilmente e impercettibilmente scuotendo il capo (sicché, con tali sincroni movimenti pareva che volesse dire sì, annuendo, e contemporaneamente no, scuotendo il capo), D'Alema graziosamente risponde: «Il mio partito non partecipa a manifestazioni sindacali, e poi i sindacati sono autonomi rispetto al potere politico e non sono legati ad alcun partito».

   Vero. Solo che a crederci è rimasto solo lui, l'ineffabile D'Alema Massimo.

 

IPERBOLE N° 3 - Iperbole amara... Per non dimenticare

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Santa Giorgia, frazione di Scido, 1 novembre 2007. La piccola chiesa non è in grado di contenere tutte le persone giunte per dare l'estremo saluto a Flavio Scutellà, dodici anni, morto per una banale caduta da una giostra ma ricoverato solo dopo otto ore perché prima non si trovava una autoambulanza e, dopo, un posto in un ospedale. Se fosse stato curato per tempo Flavio sarebbe ancora con noi. Grazie, Sanità Calabrese! Quell'1 novembre tra la moltitudine di gente commossa, fuori dalla chiesa, c'era anche il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. Il quale ha perso l'occasione più importante della sua vita per stare zitto. «Cose simili non devono più succedere. Nel giro di due anni costruiremo e attrezzeremo con le più moderne tecnologie il nuovo ospedale della Piana»: così, testualmente, davanti ai giornalisti, parlò l'Agazio.

Commento: SENZA PAROLE!

Collegamento al Sito Internet dedicato a Flavio Scutellà: Flavio Scutellà - Un angelo per la vita

 

IPERBOLE N° 2 - La Sanità in Calabria è in salute...

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


   Roma, 26 agosto 2008 - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - ''La sanità calabrese è in salute, e la maglia nera che qualcuno ci vuole dare non trova riscontro, né fondamento. Casi di malasanità sono presenti in tutta Italia, non solo in Calabria". Ad affermarlo è Vincenzo Spaziante, assessore alla Sanità calabrese...

Sono d'accordissimo. Spaziante è laureato in Giurisprudenza ma la sua carriera l'ha fatta alla Ragioneria Generale dello Stato, occupandosi di vari settori dell'Economia. Era così bravo in Economia, lui, avvocato, che della Ragioneria Generale dello Stato nel 1995 ne è diventato dirigente generale. Per forza ora, che da sette mesi è assessore alla Sanità della Regione Calabria lui, avvocato prima ed economista dopo (lo capisco perfettamente e con lui solidarizzo), non è in grado di misurare la febbre alla Sanità calabrese. Il colmo dei colmi è che Vincenzo Spaziante è anche Commissario straordinario per l'emergenza sanitaria in Calabria. Ma questo è solo un dettaglio...

 

IPERBOLE N° 1 - Calabria, la Regione più ricca del mondo...

«...io corro con il vento, nuoto contro la marea...
...sono colui che ama la donna più bella del mondo...»
(Daniel Arnaut, poeta trovatore francese di lingua occitana, XII sec.)


12 agosto 2008, TG3 Rai Calabria delle ore 14. Servizio sul turismo in generale in Calabria, ospite il parlamentare berlusconiano Santo Versace (sì, il famoso stilista reggino), ripreso in un vigneto mentre esalta (giustamente) prodotti e bellezze calabresi. Nel commento che accompagna il servizio, a un certo punto il giornalista ''...la Calabria può diventare davvero la Regione più ricca del mondo...''.

Sono d'accordissimo: ciò si avvererà dopo la Settima Glaciazione.


© 2012 Toni Condello - www.ilgiornaledellapianadigioiatauro.it - Mail: tonicond@alice.it

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