Taureana di Palmi - Primo Simposio internazionale di scultura
al Parco archeologico situato sul pianoro di Taureana, ai piedi della Torre cinquecentesca
MarMythos, le «Archeo-Sculture» dei Tauriani
fanno rivivere il mito di Donna Canfora
   

Più che di miracoli, però, la realizzazione e l’apertura al pubblico dell’interessantissimo sito archeologico si deve al lavoro sinergico fra più Enti (ed è auspicabile che ciò avvenga ancora e sempre di più): Italia Nostra (sezione di Reggio Calabria), Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, Provincia di Reggio Calabria (Assessorato alla Cultura e alla Legalità) con il patrocinio del Comune di Palmi, in collaborazione con lo scultore Maurizio Carnevali e con «AMA» (Artistici Marmi Apuani) di Carlo Andrei, un importante operatore del settore marmo di Massa Carrara, che ha messo a disposizione gratuitamente i blocchi di marmo per i sei scultori protagonisti operazione artistico-culturale. Questi sei artisti sono: Maurizio Carnevali, Italia; Patrick Crombé, Belgio; Raymond Lohr, Lussemburgo, Marit Lyckander, Norvegia; Maria Rucker, Germania; Luca Marovino, Italia, che hanno realizzato le sei opere dall'1 al 14 luglio 2012, che ora sono esposte in permanenza nel Sito Archeologico. I video che pubblichiamo in fondo a questa pagina (che sono anche postati sul Canale YouTube MrTonicond's Channel) raccontano le fasi dell’evento. Naturalmente un plauso per l’ottima riuscita della complessa operazione vogliamo rivolgerlo anche alla gente di Taureana, uomini e donne, intere famiglie (fino a Giulia, la mascotte del Parco), che si sono prodigati infaticabilmente per tutti i 15 giorni di lavoro degli artisti.Un dovuto ringraziamento, infine, a Marta Panunzio, di Gioia Tauro, autrice dell’articolo che segue: una appassionata testimonianza intrisa di poesia e delicate emozioni, capaci di proiettare introspettivamente il lettore direttamente sul palcoscenico dello straordinario evento.
Toni Condello

  E se domani»
 

Un istante irripetibile di creatività, in un luogo straordinario
che trasuda storia e leggenda, sacralità e splendore, natura e antica bellezza

di Marta Panunzio


na nitida notte stellata rinfresca gli ulivi sul pianoro di Taureana, ai piedi della torre cinquecentesca la chitarra flamenca di Riccardo Ascani risuona sulle pietre scure e disperde gradualmente il brusio della platea, le cadenze ritmate delle percussioni giocano a rincorrersi con il «zapateado» della ballerina in rosso e, più in là, le ombre del marmo si allungano spropositate su un manto di foglie secche. È la serata conclusiva di «Marmythos», il Primo Simposio internazionale di Scultura al «Parco archeologico dei Tauriani»: dopo quindici giorni di furia creativa gli scultori si travestono da gente comune, camminando indistinti tra i visitatori del parco, in un atto finale di generosità simbiotica. La sfida è vinta e chi dubitava del connubio tra arte contemporanea e archeologia ha cambiato idea senza neanche accorgersene, man mano che il mito di Donna Canfora, cantato da Crisafulli e Santoro, da trepido fantasma, sotto un bianco velo d’oblio, tornava a respirare nella fisicità delle opere scolpite nel marmo, al passo della metamorfosi che i nudi blocchi squadrati subivano ogni ora, in una maratona senza sosta accanto ai resti del tempio romano.
   Il ritmo assordante di lame e utensili da taglio sconcerta da lontano i visitatori che si avvicinano al laboratorio all’aperto. La maggior parte di essi, con impressa l’idea dei capolavori michelangioleschi, si aspetta di veder lavorare gli artisti soltanto con martelletti e puntali, ma il disappunto di trovarsi davanti a fili elettrici ed arnesi rotanti si muta in pura meraviglia ad ogni gesto con cui la mera violenza meccanica libera le forme imprigionate e ne rivela la delicatezza inaudita. È un privilegio difficile da ridurre in parole. È un istante irripetibile di creatività, in un luogo straordinario che trasuda storia e leggenda, sacralità e splendore, natura e antica bellezza, benedetto da un astro favorevole, dal calore della gente, da sapori e profumi di questa terra che si fa bianca sotto la polvere di marmo al vento e che permea di sé l’estro degli scultori, un po’ più tauriani alla fine del viaggio.
   E così salutiamo la splendida Donna Canfora di Maurizio Carnevali, protesa in un gesto di violenta bramosia e sublime abbraccio del moro; il suo trono regale nell’affascinante alternanza di luci e superfici di Patrick Crombé; la delicata colonna, sul cui capitello si erge fiera la fiamma della memoria in bardiglio, di Luca Marovino e le altre tre, possenti e stellate, di Raymond Lohr, accanto alle quali ve n’è una quarta incipiente, simbolo della trasmissione delle storie di questo luogo; poi ancora lo sguardo marmoreo sul mare di Marit Lyckander, che si fonde nel contatto tra il blocco e lo spettatore in qualunque direzione; e infine l’opera di Maria Rucker, che in un tardivo istinto di creatività, a poche ore dall’esposizione, aggiunge sul lato opposto a quello della scritta «ship» un «friend», per giocare con parole e sensazioni, prima di far salpare la sua nave di luce verso le acque cristalline oltre lo Scoglio dell’Isola.

SlidesShow

Soundtrack: Vangelis, «Conquest of Paradise»


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1 luglio 2012, inizio lavori degli scultori

14 luglio 2012, le sei sculture sono finite

Spettacolo Cuadro Flamenco

 

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© 2012 Toni Condello - www.ilgiornaledellapianadigioiatauro.it - Mail: tonicond@alice.it

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