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Palmi - Alla «Casa della Cultura» premiazione del concorso rivolto agli studenti dei Licei della Piana:
primo posto assoluto a Francesca Speranza, classe Quinta AN del Liceo «Corrado Alvaro»
e nostra valente collaboratrice. Qui pubblichiamo una sua riflessione e il suo apprezzato elaborato
Guardare al mondo per esserci e cambiarlo:
che cosa ne pensano i giovani?
E i giovani rispondono. Con idee molto chiare

 

 

 

di Francesca Speranza


  uardare al mondo per esserci a cambiarlo» cosa ne pensano i giovani? Lunedì 17 dicembre 2012 si è svolta presso la «Casa della Cultura» di Palmi, la premiazione del concorso organizzato dall'associazione «Fidapa», Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari. Un concorso riservato agli studenti dei Licei superiori della piana, il quale prevedeva un elaborato dalla traccia «Cittadinanza attiva e solidale, guardare al mondo per esserci e cambiarlo». I tre elaborati risultati migliori sono stati premiati dal sindaco di Palmi Giovanni Barone. Al terzo posto una ragazza del Liceo Scientifico di Sant’Eufemia d’Aspromonte, al secondo Liceo Artistico di Palmi, mentre il primo posto è spettato al Liceo Linguistico e delle Scienze Umane «Corrado Alvaro» di Palmi, per il mio elaborato.
   Elaborati che dovevano esprimere il pensiero dei giovani, il proprio punto di vista sull'odierna società e cosa si farebbe per modificarne gli aspetti negativi. Nei temi emerge la Politica. Politica che da piccoli ci poteva sembrare solo un concetto astratto, ma oggi ci rendiamo conto che è la responsabile di ogni uomo e del nostro Paese. Una Politica che al giorno d'oggi interessa tutti. Tutti dovremmo essere al corrente di
  

cosa succede e laddove ci sono, ancora, obbrobri dovremmo farci sentire! Sì, farci sentire: come vogliamo noi giovani! Di fronte alle migliaia di sfaccettature della quotidianità noi siamo sempre più impauriti per ciò che sarà il nostro futuro. Vediamo famiglie portate al lastrico a causa della crisi, sogni infranti e un alto tasso di disoccupazione. E se questa crisi è rivolta a tutti. Adesso che il presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti ha dato le dimissioni, a chi daremo la colpa di tale esistenza? Non so darmi una risposta, ma credo che l'uomo dovrebbe lottare per i propri diritti, e i «politicanti» dovrebbero ascoltare e trovare un punto di incontro.

«Ridateci il nostro futuro:
siamo pronti a lottare per un mondo diverso»

ove finiscono i nostri sogni? È questa la domanda che frequentemente ci poniamo quando, guardandoci intorno, vediamo mediocrità, assuefazione, imbarazzo e resa. Siamo vittime di un sistema che giorno dopo giorno ci intrappola e ci annienta. Comunichiamo attraverso infinite modalità: dai messaggi telefonici agli innumerevoli social network, come facebook, twitter o qualsivoglia interfaccia virtuale, dove, soprattutto gli adolescenti, trascorrono ore a condividere opinioni, postano i loro pensieri o semplicemente descrivono cosa stanno facendo. Infinite cartelle fotografiche, link, messaggi di ogni tipo vagano nell’etere mentre si «collezionano» amici, magari tra gente che non si conosce e non si conoscerà mai. Ci si crea un profilo solo per stare attenti all’impressione che avranno di noi gli altri e lo si aggiorna continuamente per «esserci» in questa comunità così virtuale e così ibrida.
   Emile Zola diceva «secondo me non si può dire di aver veramente visto una cosa finché non la si è fotografata». Questa frase potrebbe oggi essere riletta in questi termini: «Se nessuno l’ha postata su facebook o cinguettata su twitter, non è avvenuta». I giovani diventano sempre più dipendenti da questo mondo virtuale che, se non usato con moderazione, ti travolge in un flusso di pettegolezzi e foto modificate con programmi per far sembrare ogni cosa diversa da quello che è. Scorrendo le pagine personali notiamo la volontà sempre più ostentata di voler «vetrinizzare» la propria immagine a riprova che il potere mediatico ha un grosso impatto sulle nostre menti; ed ecco che nascono le aspiranti Belen, le veline e gli aspiranti tronisti di «Uomini e donne»! Tutti modelli, quelli offerti dalla televisione, sbagliati, poiché danno vita a complessi meccanismi di identificazione e imitazione.
   Adolescenti che prendono per «idolo» personaggi famosi, ragazzi ipnotizzati dalle personalità fasulle al punto da emulare il modo in cui sorridono, parlano, si vestono o portano i capelli. Il format dei mass-media attrae ad esso «menti addormentate» di noi «vittime» via via sempre più adattate a questi modelli standard, plasmati dai valori di magrezza, bellezza e popolarità. Dove finisce l’intelligenza? Dove è finita la voglia di guardare al mondo per cambiarlo? Dove è finita la necessità di far sentire la nostra presenza non virtuale ma reale e tangibile?
   Fin da piccola mi hanno sempre chiesto: «Cosa vuoi fare da grande?» e adesso che sono già grande qualcuno mi domanda: «Cosa faresti per cambiare la nostra società»? Ma come facciamo ad auspicare una cittadinanza attiva se siamo nella situazione «omologazione versus creatività»? La creatività è alla base del futuro, è la sola che può portare ad uno sviluppo della società, ma l’omologazione impedisce di trovare la via della creatività per rinnovare la nostra società. Abbiamo tanti sogni, vorremmo un mondo più giusto, vorremmo contatti più veri, vorremmo, vorremmo…
   Se manca la creatività in noi giovani, però, non saremo mai in grado di lasciar liberi i nostri sogni e di esaudire i nostri desideri.
   C’è qualcuno tra noi davvero pronto a difendere i propri sogni?
   La verità è che dipendiamo da qualcuno, e spesso questo qualcuno è la «Massa» che esprime opinioni che ci suggestionano e ci plagiano. L’uomo è sempre stato dipendente da qualcuno, e quindi di cosa ci meravigliamo se pochi sono gli elementi che riescono a distinguerlo?
   L’antropologo inglese Geertz affermava: «L’uomo ha molteplici potenzialità e potrebbe avere mille vite, ma si accontenta di una sola, quella che gli viene meglio».
   Ma perché rinunciare?! Perché accontentarsi? Perché non c’è qualcuno che alzi la mano e dica: «Ridateci il nostro futuro, siamo pronti a lottare per un mondo diverso»! Viviamo in una società in balìa dei soliti politicanti che non riescono a garantire nulla di concreto. Il bello della questione è che ogniqualvolta si concludono le elezioni, e le cose non vanno come promesso, la scusante di tutti è sempre la stessa: «Io non li ho votati». Ma se nessuno li ha mai votati, come fanno questi personaggi a governare sempre il nostro paese? Paese di disordine e degrado urbano, dai cittadini sempre più sconcertati per la crisi, un paese in cui il lavoro non è più un
diritto ma un privilegio e in cui nascono pochi bambini perché i potenziali genitori hanno paura di non poter garantire loro un futuro adeguato.
   Ma insomma, credo sia giunto il momento di scuoterci, di dare voce a noi giovani che abbiamo bisogno di una cittadinanza solidale e attiva. Liberiamoci dalle catene di mondi virtuali, «aboliamo» quei «falsi dei» dei personaggi televisivi! Mettiamoci in gioco, riappropriamoci della nostra vita e del nostro paese.
   Non credo di essere la prima adolescente che vorrebbe cambiare la situazione, né ho «potere» di giudicare. Però penso che questa «adeguazione e abitudine» siano colmi solo di aspetti negativi per le nostre generazioni. «Ritaglierei» angoli di spazio per dare luce alla socializzazione e alle idee. Basta con questi messaggini telefonici freddi e omologanti. Stacchiamoci dalla televisione, da internet ecc. Usciamo dalla nostra «tana». Se non siamo noi stessi ad essere uniti e a credere ancora nei valori che ci hanno sempre inculcato i nostri cari, non potremo mai avere la vittoria in questa continua guerra. Una guerra che ci logora e ci annienta, inibendo il nostro pensiero attivo. Abbiamo infiniti sogni chiusi dentro un cassetto. Oltre a quelli che gettano la chiave dimenticandosene, vi sono coloro che li liberano al vento come foglie, in attesa che qualcuno venga a «spianare» la via al posto loro... Ma dove finiranno tutti questi sogni?!... In fondo, se alziamo gli occhi al cielo vedremo tutti la stessa cosa…: voglia di vivere, bisogno di qualcosa in cui credere... bisogno di giustizia e di equità. Alziamo il nostro sguardo in alto e poi apriamo il cassetto dei nostri sogni per unirli a quelli di chi come me crede che insieme ce la possiamo fare.
   Guardiamo al mondo per esserci e cambiarlo realizzando i nostri piccoli grandi sogni!

Francesca Speranza V AN Liceo «Corrado Alvaro» di Palmi

   Nelle foto: In alto Francesca Speranza legge la sua relazione; a centro pagina: il sindaco di Palmi Giovanni Barone si congratula con la studentessa.
(Pubblicato il 22 dicembre 2012)


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