«Voglia di vita», il secondo libro di Denise Zoccali, presentato in Sala Fallara
a cura dell'Adic, Associazione donne insegnanti calabresi

 

Gioia Tauro: storia di Denise,
la ragazza
che volle diventare un Angelo

Ha lottato per tre lunghi anni contro una malattia che, purtroppo, non le ha lasciato scampo. Ha lottato strenuamente, con tenacia, con fede, ma anche con tanta serenità, con ironia, a volte, sempre con una «Voglia di vita» che, ora, è rimasta un esempio per tutti, soprattutto per i suoi coetanei. Denise Zoccali ha raccontato i suoi ultimi tre anni di vita (dai 10 ai 13 anni) vissuti in un ospedale in due libri che rappresentano (e non ci si fermi banalmente a ciò che potrebbe sembrare un controsenso) un eccezionale inno alla vita e, insieme, un messaggio indirizzato principalmente ai giovani. Affinché essi non si lascino incantare dal «fascino dell'effimero» ma sappiano vivere consapevolmente, con gioia. Ma, soprattutto, sappiano che la vita è oltre...

Denise era poco più in alto di noi,
accovacciata su una nuvola blu, e sorrideva
di Toni Condello

ella Sala Fallara c'erano i suoi amici, i suoi genitori, i suoi insegnanti e tanta gente che l'aveva conosciuta. Lei era poco più in alto, accovacciata sopra una nuvola blu (il suo colore preferito), e sorrideva. Era lassù, ma la sua anima era tra noi. Erano tra noi il suo sorriso, la sua simpatia, la sua dolcezza. Ed era anche, sì, un po' compiaciuta. Le garbava parecchio il fatto che tante persone erano riunite per parlare del suo libro, di lei, dei suoi pensieri, delle sue vivacità adolescenziali. E delle sue sofferenze. Ingiuste per una ragazzina di 13 anni appena affacciata sul palcoscenico della vita. Non le è stato consentito di rimanerci, su quel palcoscenico. La vita è anche questo. Ecco perché, ora, Denise è un Angelo del Paradiso.

   Denise Zoccali è stata strappata alla vita a poco più di tredici anni, consumata da una malattia che non le ha lasciato scampo. Ha vissuto gli ultimi tre anni della sua breve vita in una stanza degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, e il suo caso ha commosso davvero tutti. Mai succube del male che la divorava lentamente, anzi aggrappata alla vita con incredibile tenacia, ha voluto continuare a studiare. Per permettere ciò il preside dell'ITC Einaudi di Palmi, professoressa Rita Cananzi, e il Corpo docente hanno dovuto superare mille difficoltà, ma alla fine hanno avuto la meglio sulla burocrazia. Così, attraverso due webcam, una a scuola e l'altra nella stanza d'ospedale, Denise ha potuto «frequentare» la scuola come una normale allieva: interveniva nei dibattiti in classe, veniva interrogata, scherzava, anche, con i compagni e i docenti. Lo studio in «teleconferenza» veniva poi integrato attraverso colloqui personali, dal momento che una insegnante, la professoressa Rosanna Zappia, si recava quasi quotidianamente a trovare Denise in ospedale.

   Denise, infine, ha voluto raccontare la sua struggente storia in due libri, che rappresentano un po' il suo testamento spirituale, nei quali

 

l'adolescente ha fissato i suoi pensieri e le sue idee, le sue gioie e le sue sofferenze, non abbandonandosi mai a facili pietismi ma, anzi, affrontando le sue traversie con grande forza d'animo, grande coraggio, grande vitalità. Ha voluto dedicarli ai suoi compagni di avventura, come lei aggrappati caparbiamente alla vita, ma soprattutto ai suoi coetanei. Ai quali, con saggezza sorprendente per una adolescente tredicenne, raccomanda di vivere consapevolmente e ragionevolmente la propria vita, senza farsi incantare dal «fascino dell'effimero». Perché la vita è oltre...

La bellissima e struggente storia di Denise Zoccali è stata rievocata, appunto nella Sala Fallara del Comune di Gioia Tauro, nel corso della presentazione postuma del suo secondo libro, «Voglia di vita», avvenuta a cura dell'Adic, Associazione Donne Insegnanti Calabresi, di cui è presidente pro tempore la docente e scrittrice Caterina Provenzano, che con la sua consueta sensibilità e professionalità ha «cucito» gli interventi dei relatori, leggendo anche alcune commoventi pagine del libro di Denise.

Al tavolo dei relatori, oltre a Caterina Provenzano: Celestina La Capria, docente dell'ITC Einaudi di Palmi; Rosanna Zappia, docente ITC Einaudi e «zia prof», come la chiamava Denise, poiché era lei che faceva da trait d'union con la scuola; Sebastiano Toscano vicepreside ITC Einaudi; Rosita Borruto, del CIS; dottoressa Erminia Imbalzano, che ha avuto in cura Denise agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria; la maestra Rita Giusti, che ha seguito Denise alle scuole Elementari. Presenti in sala l’assessore alla Cultura del Comune di Gioia Tauro (che ha patrocinato l’evento) Monica Della Vedova e l’editore dei due libri di Denise, Caterina Di Pietro, delle «Nuove Edizioni Barbaro».

Negli articoli che seguono abbiamo voluto pubblicare la prefazione di Vania D'Angelo al libro di Denise «Voglia di vita» e una riflessione di Domenico Curatola.

 
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Soundtrack: Vangelis, «The conquest of Paradise»

...decido di porre un interrogativo al mostro della Morte. Perché?

di Vania D'Angelo


primi uomini - non avevano conosciuto ancora la Parola di Cristo - invocavano le forze della natura come divinità. Il tuono, il fulmine e tutte quelle cose più grandi, imponenti e imperscrutabili che terrorizzavano gli abitanti preistorici delle caverne, diventavano entità a cui votarsi per un destino più fausto. Di fronte ad un dramma come la sofferenza della piccola Denise per non sentirmi morire dentro ricorro ad immagini antichissime da sussidiario di terza elementare che mi danno sollievo immaginifico di leggende. E, scrivendo queste riflessioni, istintivamente come un essere umano che trema sotto il rombo di un bronteion, "tuono" in greco antico, decido di porre un interrogativo al mostro della Morte. Perché? Essendo tuttavia donna del 2000 ho conosciuto San Francesco d'Assisi e il suo Cantico delle Creature e ancora il senso di una "sorella Morte". Denise non sapeva che le si stava avvicinando. Aveva comunque percezione di una fatalità che in qualche modo stava giocando a dadi con la sua vita.
   "Se dovessi finire di scrivere questi altri capitoli della mia vita e li potessi ancora una volta pubblicare, il mio prossimo libro lo voglio dedicare ai miei compagni di ospedale, amici scomparsi, ma che come me hanno combattuto. La fortuna non è stata dalla loro parte e non ce l'hanno fatta. Ma come si dice è il destino"!
   Voglia di scrivere, di raccontare, di testimoniare la lotta per la vita. Anche solo per la sopravvivenza, sì. Per Denise è un'opportunità comunque preziosissima. Una coscienza che è già prova di un miracolo compiuto: una crescita interiore velocissima. La piccola scrittrice ha compreso attraverso l'esperienza terribile che la sta consumando, quali siano i veri valori, le cose che contano: la semplicità e la serenità della vita quotidiana familiare, il sano divertimento con gli amichetti e la condivisione. La scrittura traduce perfettamente su pagina questo sentire.
   "Fatta una certa ora, ho iniziato a sistemarmi. Mi sono messa il pigiama nuovo che una mia zia mi aveva comprato per l'occasione. Era un pigiama a tre pezzi con le fragole. Aveva la giacca bianca con i disegni e il pantalone blu e di sotto la maglietta a maniche corte. Sembrava più una tutina che un pigiama. Poi mi hanno portato una rosa e ci siamo avviati per i festeggiamenti. Io il giorno prima scherzando avevo detto che la rosa la volevo blu, perché, oltre ad essere il mio colore preferito, quel pomeriggio volevo essere unica e con una rosa blu lo sarei sicuramente stata, ma purtroppo non l'hanno trovata e io mi sono accontentata. Vedendomi arrivare hanno iniziato a battere forte le mani".
   La figura della madre, sempre dominante, non è trattata in modo puerile. Denise ha, infatti, piena consapevolezza del significato della maternità come fonte di vita. La mamma le ha dato la possibilità di esserci mettendola al mondo. La piccola paziente sa di avere una piccola grande missione che è la comunicazione come testimonianza, incoraggiamento e intrattenimento sano. La parola edificante. Un vero Esempio per noi adulti. La narrativa ci mostra continuamente l'avverarsi di un miracolo sempre e comunque. Denise ha già compiuto il suo percorso di donna. Non ha avuto molto tempo ma per un processo di accelerazione misterioso le tappe della sua vita diventano ravvicinatissime. Ha conosciuto anche il successo di scrittrice. Ha tenuto una conferenza stampa con giornalisti e fotografi in Reparto. Quanto contegno, quanta serietà, quanta consapevolezza della caducità della fama in quella compostezza di fronte al pubblico. Non dimenticheremo mai quell'immagine di una star emaciata e divorata dal male. Pur luminosissima di saggezza. Quella saggezza che solo la sofferenza garantisce. Lo sguardo di chi sembra già scrutarci da un gradino distante pur essendo fisicamente accanto a noi.
   Mi piace citare parte della lettera della sua zia prof, riportata nel libro, dove si rileva come Denise sapeva estraniarsi dalla realtà e vivere intensamente delle forti esperienze spirituali.
   "Oh tenera Denise, ricordi, quando in ospedale, pur se il tuo corpo rimaneva sdraiato sul lettino, il tuo spirito, invece, aleggiava, fluttuava nell'immenso cielo stellato e si trastullava ora sulla luna, ora sui carri, ora sulla stella polare... e dondolava, saltellava, volava, si adagiava, pensava. A volte andava avanti, a volte si smarriva, altre volte, invece, tornava indietro al passato ripercorrendo le varie tappe della tua vita! Sarà stato certamente incantevole immergerti con gli occhi del cuore nell'universo intero che si apriva e sorrideva senza timore d'essere scrutato".
   Nella scrittura di Denise c'è il senso profondo della lotta in sinergia con gli altri. Ed è lì la più grande consapevolezza. Mi viene in mente Giacomo Leopardi, che è famoso nella letteratura per il suo pessimismo. Ebbene nella "Ginestra" riesce a sperare. Di fronte alla forza distruttiva del Vesuvio i fiori gialli e le piante che li sorreggono resistono perché trovano forza nell'aggregazione.
   Grazie infinite di esistere, Denise.
 

«La vita non è sempre facile, ma è comunque bella
e non va sprecata: non bisogna mollare mai e andare avanti»

di Domenico Curatola


enise Zoccali, a poco più di 13 anni, ha affrontato con forza e coraggio, con ardore e determinazione, con decisione e Voglia di Vita, una esperienza traumatizzante per chiunque: una malattia che purtroppo ancora oggi perdona solo qualche rara volta, la leucemia acuta mieloide. L'ha combattuta per tre anni, fino a quando, priva di forze e stanca, vinta dal destino che la voleva un Angelo del Paradiso, nel mese di febbraio 2011, ha dovuto "mollare" e ritornare alla casa del Padre.
   Nata a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, nel settembre del 1994, abitava a Gioia Tauro. Al momento della morte, frequentava il terzo anno all'Istituto Tecnico Einaudi di Palmi, studiando attraverso una web camera con la quale si collegava con la scuola dall'ospedale.
   Un anno e mezzo fa ha voluto scrivere in un libro a cui ha dato il titolo "Dopo il dolore... la vita continua" pubblicato da Nuove Edizioni Barbaro di Caterina di Pietro, la sua esperienza sulla malattia che l'ha colpita nel 2008 e costretta a vivere quasi sempre in ospedale, che lei dapprima chiama "seconda casa", ma, addirittura, poi chiama "prima casa". Denise ha voluto scrivere il libro dedicandolo soprattutto ai giovani, affinché capiscano e comprendano che "la vita non è sempre facile, ma è comunque bella e non va sprecata, che la vita è un dono ma bisogna lottare per meritarla, che non bisogna mollare mai e andare avanti".
   Nonostante la sofferenza e il dolore provocatole dalla malattia, Denise riesce a mantenere costantemente viva la speranza e l'amore per la vita, trasmettendo così coraggio e ottimismo a coloro che leggono le pagine di quel libro.
   Circa sei mesi dopo sente l'esigenza di pubblicare un secondo libro: riprende a scrivere per continuare il racconto dal momento in cui lo aveva lasciato. Lo termina nel mese di dicembre 2010, quando ormai la malattia stava vincendo su di lei, ma, malgrado ciò, non aveva perso la speranza e pensava addirittura a un terzo libro. Come titolo ha scelto: "Voglia di Vita". Questo libro, voluto dai familiari, viene, quindi, pubblicato postumo con l'interessamento di una stretta cerchia di amici a lei tanto cari e che l'hanno voluta bene, nella speranza che anche questo, come il primo, riesca a dare aiuto e sollievo a tutti coloro che lo leggono e sia di esortazione e consiglio, ma soprattutto di speranza e Voglia di Vita, ai giovani in particolare.
   Prima Denise era "la nostra Principessa", oggi è anche "il nostro Angelo tra gli Angeli".
 

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