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Gioia Tauro - «Lost in Noise»: un'apprezzata band emergente composta da giovani e bravi musicisti
che comunicano emozioni che arrivano al cuore e alla mente
 
 

 

 

di Giovanna Antonuccio


 
  ggi sembra che la musica sia proposta solo per soddisfare precisi gusti commerciali di un pubblico pagante, che non sempre è attratto dalla qualità. Anche gli artisti proposti seguono generalmente questa tendenza. La musica e i testi a complemento, tuttavia, non sono questo; essi spalancano la nostra mente a pensieri e idee di altro tenore, a qualcosa di più profondo, ad altra filosofia. Lo scopo di queste espressioni artistiche dell’uomo è un altro: il benessere dell’anima. Quest’ ultimo – così come proposto dagli artisti di valore – non sempre ha un percorso semplice e lineare, ma può anche esprimere sentimenti di altro genere. Focalizziamo – oggi – l’attenzione su un giovanissimo gruppo emergente calabrese, precisamente della Piana di Gioia Tauro: i «Lost in Noise». In questa intervista i musicisti raccontano la loro storia, la loro musica e la loro voglia di esprimere – in modo fresco e giovanile – quanto possa essere stimolante e fondamentale inseguire i propri sogni. Con la loro musica – nonostante le difficoltà che possono insorgere – puntano al cuore, a farlo parlare. La ricerca dell’affermazione non è fine a se stessa e può anche partire da un territorio non sempre favorevole come la Calabria.
   Qual è la vostra storia artistica?
   «Il progetto “Lost in Noise” si avvia nel 2009 dopo lo scioglimento di una prima band cui facevano parte tre componenti dell’attuale gruppo, rispettivamente Girolamo Pelaia (voce), Luca Manuli (chitarra) e Umberto Scimitto (basso), a cui si aggiunsero in un primo momento Federico Manuli (batteria) – fratello del chitarrista – e in seguito Giuseppe Fida (chitarra solista). L’idea nasce dopo le prime esperienze musicali non troppo brillanti a causa delle poche opportunità. Proprio questo fu il motivo che ci spinse a voler fare qualcosa di nostro da portare in giro e far arrivare a chi ci ascoltava quello che noi provavamo ogni giorno, dai sentimenti, alla rabbia, alla felicità ma in musica».
   Definite il vostro genere musicale e il perché fate questo genere.
   «Il nostro genere si potrebbe definire “hardcore/punk” anche se non amiamo classificarci in quanto non deriva da una scelta ma dalla voglia di far uscire ciò che il cuore ci diceva senza pensarci troppo. Il genere è venuto fuori un po’ da solo».
   Cosa rappresenta per voi la musica in sé?
   «La musica è ciò che davvero ci rappresenta; ogni artista ha un suo modo di esprimersi; come per un pittore è la tela, per noi sono le note e le parole
  a darci quella giusta dose di adrenalina e quella voglia di fare e di dire tante cose».
   Di cosa parlano i vostri testi?
   «I nostri testi affrontano nella maggior parte dei casi tematiche sociali giovanili, questo perché a volte si parla troppo d’amore dimenticandoci del fatto che i giovani – come diceva un grande cantautore italiano – credono che i cantanti/musicisti siano punti di riferimento e fonte d’ispirazione. Proprio questo ci spinge a mandare messaggi forti e puri, messaggi dove chiunque può trovarci qualcosa che sia davvero suo».
   Avete riscontrato problemi come mancanza di strutture adeguate, mancanza di opportunità?
 
   «Purtroppo la musica negli ultimi anni ha affrontato una fase di declino; l’avvento della pirateria ha spinto le etichette discografiche più su trovate commerciali e meno su gruppi emergenti “non fatti a tavolino”. Questo perché a loro porta più soldi senza rendersi conto che la musica sta morendo e loro sono gli assassini».
   Nonostante tutto siete riusciti a continuare; parlate di tutto ciò che avete fatto, canzoni, riscosso successi da parte di chi vi segue.   «Assolutamente sì. Nonostante tutto siamo andati avanti e abbiamo creduto in noi, questo proprio perché non siamo alla ricerca del successo assoluto. Amiamo suonare davanti ad un pubblico che ci guarda e che ci batte le mani indipendentemente dal numero: dieci valgono cento se c’è il cuore e la stima. Il nostro più grande successo rimane sempre lo “Student’s jammin festival”, evento organizzato da noi da tre anni a questa parte, dove molte volte ci sono stati ragazzi sotto al palco a cantare le nostre canzoni e per un artista non c’è nulla di più bello che vedere gente urlare le tue parole e in quel momento vedere nei loro occhi che per loro ciò che tu hai scritto conta qualcosa, è un messaggio e una speranza».
   Progetti odierni e futuri.
   «Suonare, suonare e continuare a suonare. Cercare di portare avanti la nostra musica finché troveremo il modo di farlo, con la speranza che qualcuno un giorno ci aiuti a realizzare questo nostro grande sogno».
   La vostra residenza artistica è la Calabria; questo vi danneggia o può essere considerato un valore aggiunto?
   «La Calabria non ci danneggia assolutamente; nonostante sia molto più semplice trovare un pubblico nella grande città, noi amiamo la nostra terra ed è proprio grazie al calore di chi ci ha sostenuti in Calabria che oggi possiamo – noi gruppo – permetterci di suonare nelle grandi città come Milano o Roma. Fermo restando che i locali dovrebbero andare incontro a tutti gli artisti perché la musica è sempre un momento di gioia e riunione».
   Un consiglio per altri giovani musicisti come voi.

Nelle foto: alcune immagini dellla band «Lost in Noise». (Pubblicato il 9 dicembre 2012)


GUARDA I VIDEO

Tatuaggio indelebile + nel buio live @ Il Mondo Nuovo - Palmi

Live @ Caserta Rock Fest 2011

 
Guarda altri video dei «Lost in Noise» scrivendo il nome della band nella casella di ricerca di YouTube
 

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© 2012 Toni Condello - www.ilgiornaledellapianadigioiatauro.it - Mail: tonicond@alice.it

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