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Bagnara - Concluso il primo appuntamento della Rassegna
«A che ora è la fine del mondo?», organizzata dall'Associazione culturale «Fenice dello Stretto»
Pensiamo di più alla nostra Terra e cerchiamo
di creare un'alternativa che consenta
la convivenza dei popoli con tolleranza e rispetto
 
o scorso 16 dicembre, presso la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bagnara Calabra, si è svolto il primo appuntamento della rassegna «A che ora è la fine del mondo?», promossa dall’Associazione Culturale «Fenice dello Stretto», intitolato «Finiti, finanche sfiniti». Il senso della rassegna, come ha spiegato l’avvocato Luigi Pillari, moderatore dell’incontro tematico, non è di fornire risposte bensì diverse chiavi di lettura per indagare il nostro tempo e favorire un dialogo per sviluppare le nostre menti. La società è omologata dalla disinformazione e occorre soffermarci a riflettere perché, per dirla con Einstein, «La mente umana è come un paracadute, funziona soltanto quando è aperto».
   Dopo i saluti iniziali di Mimma Garoffolo, presidente della Soms, che ha evidenziato l’importanza di queste iniziative allo scopo di favorire l’informazione e il dialogo, e di Gianmarco Iaria, vicepresidente della Fenice dello Stretto, che ha chiarito le finalità dell’Associazione e ha presentato gli incontri tematici della rassegna, si è intrapresa un’escursione alla ricerca delle origini di quel tunnel apparentemente senza fine che attanaglia il nostro tempo: la crisi economico-finanziaria.
   Natale Zappalà (storico), ha evidenziato che storicamente tale crisi ha origine in quel processo di standardizzazione economica e culturale dei popoli, la cosiddetta globalizzazione, provocata dalla scoperta dell’America, dalla decolonizzazione, dal crollo del muro di Berlino e da altri eventi verificatisi nel Novecento che hanno favorito la comparsa del libero mercato. È una sorta di occidentalizzazione del mondo, fondata sull’impronta giapponese e statunitense, che proponendo progresso, immediatezza e democrazia, produce però una differenza sempre più elevata tra paesi ricchi e poveri. Per questo motivo è necessario stimolare un relativismo tale da fornire un’alternativa che consenta una convivenza dei popoli, fondata sulla tolleranza e sul rispetto per l’altro.
   Gabriele Gramuglia (dottore in Economia) ha chiarito che la crisi finanziaria deriva dallo logica del profitto e da quei meccanismi di speculazione che producono fragilità imprenditoriale e minore ricchezza nei ceti medi. Trasferendo la crisi dall'America all'Europa ai singoli Stati, tali meccanismi incidono a tal punto sul rapporto debito pubblico/Pil che causano un accrescimento del debito, una stagnazione dei consumi e di inflazione di immissione di liquidità da parte delle banche centrali. Bisogna perciò studiare in quale maniera si cresce, frenare l’immissione di liquidità, favorire il riciclaggio dei beni ed evitare lo spreco di risorse naturali.
   Salvatore Bellantone (studioso di Filosofia) ha spiegato che la crisi proviene dalla stretta connessione insistente tra globalizzazione e capitalismo, la quale a sua volta ha origine nella crisi dei fondamenti. Riducendo l’esistente a lavoro, merce, denaro e numeri, la globalizzazione e il capitalismo producono una civiltà planetaria avente una medesima cultura, e generano nuovi rapporti di potere fondati, appunto, tra chi ha di più e chi non ha nulla. La crisi è il segno di una nuova guerra mondiale per il dominio dell’intero pianeta, la quale, malgrado sia combattuta senza armi ma soltanto con la logica del calcolo, mette in pericolo la Terra e la sopravvivenza degli uomini. Occorre, quindi, pensare un diverso modo di stare al mondo, che non abbia nulla a che vedere con il calcolo.
(Pubblicato il 21 dicembre 2012)
   Nella foto: il tavolo dei relatori.

E questa sera, venerdì 21 dicembre 2012, «La Fenice»
indaga sulla profezia-Maya e sulle ansie apocalittiche

enerdì 21 dicembre 2012 alle ore 17.30, presso la sede della SOMS sita in via A. De Leo a Bagnara Calabra (RC), si terrà l'incontro «La fine di Gaia», secondo appuntamento della rassegna di eventi tematici «A che ora è la fine del mondo?», promossa dall'Associazione Culturale “Fenice dello Stretto” in collaborazione con la locale Società Operaia di Mutuo Soccorso. Il millenarismo e la confutazione delle più celebri profezie apocalittiche, da Malachia a Nostradamus sino al Lungo Computo dei Maya, oltre alla divulgazione dei più recenti studi sui reali rischi astronomici corsi dal pianeta, saranno oggetto degli interventi di Natale Zappalà (storico), Stefania Guglielmo (studentessa) e Carmelo Barbaro (dottore in astronomia), moderati da Laura Dominici. Il fine essenziale del dibattito sarà quello di dimostrare l'inattendibilità e l'inutilità delle ansie apocalittiche di cui ciclicamente soffrono gli esseri umani, mentre occorrerebbe una più costruttiva consapevolezza globale per poter davvero scongiurare una eventuale fine del mondo.

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© 2012 Toni Condello - www.ilgiornaledellapianadigioiatauro.it - Mail: tonicond@alice.it

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