È stata scoperta e recuperata da due sub dilettanti nello specchio d'acqua
antistante Capo Zeffirio tra Africo e Bianco, a circa 40 chilometri dall'ormai mitica Riace
Dopo i Bronzi, la testa di un leone:
lo Ionio calabrese
continua a regalarci reperti archeologici

 

ono stati i colleghi del giornale (cartaceo e online) «La Riviera» di Siderno a fare lo «scoop» giornalistico e a divulgare la notizia, passandoci informazioni e fotografie. «La testa del leone è un pezzo enigmatico. Da una prima analisi potrebbe essere di epoca romana o addirittura rinascimentale», ha detto la soprintendente ai Beni archeologici della Calabria Simonetta Bonomi, che ha assistito a tutte le operazioni dei Carabinieri, i quali hanno eseguito delle ispezioni subacquee nel tratto di mare del ritrovamento, che si trova tra Africo e Bianco, a una quarantina di chilometri da Riace, dove, giusto quarant’anni fa, un altro subacqueo ha fatto la sensazionale scoperta dei «Bronzi di Riace». Intanto la testa di leone è stata affidata ai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico che la porteranno all'Università della Calabria dove saranno effettuate le analisi chimiche e fisiche per stabilire l'epoca di realizzazione.
   Dunque, mentre in questi giorni si festeggia il quarantennale della scoperta dei Bronzi di Riace, lo Ionio si agita e, benevolmente, ci regala una nuova scoperta. Una scultura in bronzo dorato, effigiante la testa di un leone, che è stata ritrovata nel mare antistante Capo Zeffirio, fra Africo e Bianco. Un pannello quadrato largo cinquanta centimetri, che sicuramente viaggiava su una nave affondata nel mare smeraldino calabrese. Leo Morabito, appassionato di immersioni, e Bruno Bruzzaniti, in vacanza sulla Ionica, hanno fatto la «pesca miracolosa» e riportato a riva il reperto dal peso di una quindicina di chili. In un primo momento si era aggiunta un’ulteriore scoperta fatta da Bartolo Priolo: una intera armatura in bronzo e rame, ritrovata incastrata fra gli scogli del Capo. Ma, recuperato dai Carabinieri, il reperto si è rivelato semplicemente il radiatore arrugginito di un motore molto probabilmente appartenente a una barca da pesca. Dovessero confermarsi le ipotesi avanzate ufficiosamente dagli archeologi, il ritrovamento avrebbe una rilevanza straordinaria. La valenza e il pregio del materiale già ritrovato denuncerebbero un carico di valore rilevante, appartenente verosimilmente a una nave da carico greca o fenicia. Ma, ovviamente, saranno le analisi degli esperti a stabilire la verità storica del ritrovamento, che comunque appare davvero straordinario. L’auspicio è che si inizi immediatamente una campagna di ricerca a largo raggio in quel tratto di Mar Ionio che ci ha riportato dopo millenni questo bellissimo reperto, regalandocelo in una data significati, agosto, stesso mese e stessi giorni della scoperta dei Bronzi.

 


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