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Terranova Sappo Minulio - Riunione di 7 sindaci per dire no al Decreto del Governo che fa
«scomparire» i Comuni sotto i mille abitanti. Hanno partecipato i primi cittadini di
Terranova, Melicuccà, Scido, Cosoleto, Serrata, Santa Cristina d'Aspromonte, Candidoni
 

Da sinistra, i sindaci; Emanuele Oliveri, Melicuccà; Giuseppe Zampogna, Scido; Salvatore Foti, Terranova S.M.; Antonino Gioffrè, Cosoleto; Salvatore Vinci, Serrata; Domenica Gangemi, Sant’Eufemia d’Aspromonte. Non è presente in foto, ma ha aderito all’iniziativa di Terranova, il sindaco di Candidoni, Marcello Aruta. Ha partecipato, inoltre, il presidente nazionale dell'Associazione Italiana Comuni dei Parchi, Michele Galimi di Cinquefrondi (terzo da sinistra nella foto sotto).

 

di Toni Condello


l più esplicito è il sindaco di Melicuccà Emanuele Oliveri. Dice Oliveri: “ Atto primo: il budget annuale di spesa per
uno dei 1963 Comuni italiani sotto i mille abitanti è di circa 21mila euro, che nella maggior parte dei casi va, poi,
per varie ragioni a dimezzarsi. Atto secondo: un parlamentare italiano porta a casa una “busta paga” di circa
37mila euro al mese (dicesi: al mese), che con diarie e rimborsi vari arriva anche a 40mila euro mensili. Atto
finale: allora, se a Roma vogliono fare davvero una manovra seria e non penalizzante per le piccole realtà locali,
non dico che bisogna dimezzare deputati e senatori, che pure viene chiesto da molte parti, affermo però che
eliminando solo venti parlamentari, verrebbe recuperato il risparmio che il Governo pensa di acquisire eliminando
i Comuni italiani con una popolazione sotto le mille unità”.
Salvatore Foti, sindaco di Terranova Sappo Minulio, rincara la dose. “In realtà non sono affatto questi i risparmi
che dovrebbero contribuire a sollevarci dalla crisi. Non sono assolutamente queste “invenzioni”, tra l'altro
pensate e messe assieme in una notte, a sollevare l'Italia dalla crisi. In realtà si vuole distogliere l'attenzione dei
cittadini dalla reale necessità di incidere profondamente sulla “vera casta” costituita dalla politica. Non solo a
Roma ma anche nelle Regioni”. Da segnalare che Terranova, pur avendo solo 535 abitanti dovrebbe ugualmente
essere “salvo”, non avendo alcun Comune confinante sopra i mille abitanti con cui fondersi o consorziarsi, come
prevede lo stesso decreto governativo.
Salvatore Vinci, sindaco di Serrata: “Con tutti i problemi che potrebbero gravare sui cittadini nel caso in cui il
decreto taglia-Comuni venisse concretizzato, nessun sindaco dei Comuni calabresi non toccati dal decreto
stesso ha pensato di farsi vivo, neanche per solidarietà. Come, e questo è ancora più grave, nessun
parlamentare calabrese si è sentito in dovere di sentire la nostra opinione, di ascoltare le rimostranze, nostre o
dei nostri cittadini”.
E' insomma questo il leit-motiv della riunione di sette sindaci della Piana di Gioia Tauro riuniti nel municipio di
Terranova Sappo Minulio, Comune che ha organizzato l'incontro, per prendere in esame gli effetti del
provvedimento che grava come una spada di Damocle su 74 Comuni calabresi. Sono intervenuti i sindaci:
Emanuele Oliveri di Melicuccà, Giuseppe Zampogna di Scido, Salvatore Foti di Terranova Sappo Minulio,
Antonino Gioffrè di Cosoleto, Salvatore Vinci di Serrata, Domenica Gangemi, Sant'Eufemia d'Aspromonte,
Marcello Aruta di Candidoni (non presente all'incontgro per altri impegni ma che hja comunque sottoscritto il
documento finale; ha partecipato, inoltre, il presidente nazionale dell'Associazione Italiana Comuni dei Parchi,
Michele Galimi di Cinquefrondi.
Quest'aria battagliera contro il decreto del Governo si respira un po' in tutti i 74 piccoli Comuni delle cinque
province calabresi, ma anche in tutta Italia. Per questo nei prossimi giorni sono state programmate due
manifestazioni a livello nazionale. Venerdì 26 agosto L'Anpci (Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d'Italia)
effettuerà una manifestazione di protesta a Roma davanti a Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio;
mentre lunedì 29 agosto scenderà in campo l'Anci (Associazione Nazionale Comuni d'Italia) con un'analoga
manifestazione di protesta, questa volta a Milano. E i sindaci della riunione di Terranova saranno lì, a gridare la
loro protesta sia a Roma che a Milano.
 
 
La mappa dei Comuni calabresi sotto i mille abitanti
 
Cosenza: 155 Comuni, di cui 25 sotto i mille abitanti: Civita, Altilia, Marzi, Lappano, Belsito,
Domanico, Cervicati, Laino Castello, Pedivigliano, Terravecchia, Papasidero, Aieta, Malito, Plataci,
Canna, San Lorenzo Bellizzi, Serra d'Aiello, San Cosmo Albanese, San Pietro in Amantea,
Alessandria del Carretto, Cellara, Nocara, Castroregio, Panettieri, Carpanzano.
Catanzaro: 80 comuni, di cui 17 sotto i mille abitanti: Cicala, Martirano, Sorbo San Basile, Motta
Santa Lucia, Amato, Andali, Miglierina, San Floro, Jacurso, Olivadi, Fossato Serralta, Cenadi,
Gagliato, Argusto, Sellia, Marcedusa, Centrache.
Reggio Calabria: 97 comuni, di cui 23 con meno di mille abitanti: Scido, Cosoleto, Serrata, Samo,
Casignana, Canolo, Ferruzzano, Camini, Sant'Agata del Bianco, Pazzano, Agnana Calabra, Ciminà,
Roccaforte del Greco, Martone, San Procopio, Caraffa del Bianco, San Giovanni di Gerace, Terranova
Sappo Minulio, Bova, Laganadi, Candidoni, Sant'Alessio in Aspromonte, Stati.
Vibo Valentia: 50 comuni, di cui 6 sotto i meno di mille abitanti: Simbario, Spadola, Mongiana,
Zaccanopoli, Vallelonga e Brognaturo.
Crotone: 27 comuni, di cui 3 sotto i mille abitanti: Carfizzi, San Nicola dell'Alto e Umbriatico.
Da segnalare i 998 abitanti di Scido (RC) e i 1004 di Melicuccà (RC). Cosa si farebbe, con loro?
Il numero di abitanti per rientrare sotto o sopra i mille abitanti sarà dedotto dal censimento nazionale
previsto per la fine di quest'anno.
(Fonte: sito Internet “Calabria – Politica Bruzia”)
 
E’ un decreto assurdo e offensivo. Non siano una «casta»:
nelle piccole realtà locali i sindaci sono davvero vicini alla gente
 
Questo il documento che è stato inviato al Consiglio dei Ministri e ai Parlamentari e ai Senatori Calabresi,
firmato dai sindaci: Emanuele Oliveri di Melicuccà, Giuseppe Zampogna di Scido, Salvatore Foti di
Terranova Sappo Minulio, Antonino Gioffrè di Cosoleto, Salvatore Vinci
di Serrata, Domenica Gangemi di Sant'Eufemia d'Aspromonte, Marcello Aruta di Candidoni.


Con il Decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011, i Comuni inferiori ai 1.000 abitanti dovranno forzosamente unirsi
in una unione municipale con Comuni confinanti che hanno anch'essi meno di 1.000 abitanti, fino a formare una
unione municipale di almeno 5.000 abitanti, ove ogni Comune eleggerà solo il sindaco in rappresentanza dell'ente.
Sempre i comuni sotto 1.000 abitanti che non hanno contermini altri Comuni della stessa entità abitativa,
eleggeranno il sindaco e cinque consiglieri, con la possibilità di nomina di massimo due assessori e con l'obbligo
di formare un'unione di Comuni con le municipalità vicine. Noi amministratori di queste "piccole realtà",
nell'amministrare quotidiano, insieme ai nostri consiglieri e ai nostri assessori, verifichiamo in prima persona
l'andamento dell'esecuzione delle opere pubbliche e dei lavori di manutenzione, affrontiamo tutti i giorni le
esigenze e i problemi dei nostri concittadini, i quali ci incontrano senza appuntamenti o anticamere, essendo noi
l'ultimo baluardo tra la "gente comune" e l'intoccabile casta dei parlamentari, dei consiglieri regionali, non avendo
gli stessi contatti con il territorio (ad eccezione dei periodi di campagna elettorale). Ci chiediamo: fanno lo stesso,
ad esempio, il sindaco di Roma o di Torino? I parlamentari sono così vicini alla gente?
L'Italia è costituita da circa 8.100 Comuni, la Germania da circa 12.000, la Francia circa 36.000 di cui il 90% sotto
2.000 abitanti, l'Austria da 2.357 con 8 milioni di abitanti; è chiaro quindi che il problema non sta nel numero dei
Comuni presenti in Italia, ma nella gestione politico-amministrativa-organizzativa e nello svolgimento delle funzioni
in forma associata che probabilmente ha fallito nel sistema complessivo nazionale. La riforma in atto, tratta in
maniera incredibilmente superficiale 1' accorpamento dei Comuni sotto i 1000 abitanti, senza chiarire se si tratti di
fusione o di unione dei Comuni, che sono due percorsi totalmente diversi e diversificati, o di tutt'altra cosa, non
proprio oggi chiarita. Ma si giunge al ridicolo e all'offesa per i consiglieri comunali e gli assessori di piccoli Comuni,
se si pensa di sanare i conti pubblici col taglio di queste "poltrone" che gravano per 15-20 euro lorde a seduta per
3-4 sedute di Consiglio all'anno per i consiglieri comunali e di 90 euro lorde al mese di indennità per un assessore
(spesse volte lasciate nelle casse dei Comuni o devolute in assistenza), che vengono indicati come uno dei piatti
forti dei tagli ai costi della politica. Tra l'atro queste indennità non vengono spesso neppure percepite o che
risultano ulteriormente dimezzate quando l'amministratore, come nella maggioranza dei casi per i piccoli Comuni,
è un lavoratore dipendente. I titoli dei giornali sui tagli di 54.000 poltrone sono riferiti anche a queste "poltrone"? I
consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli Comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà
dei volontari della partecipazione democratica e dell'impegno civile e sociale di questo Paese. Il loro ufficio spesso
è la piazza del paese.
Allora occorre domandarsi: Si vuole veramente riorganizzare il sistema degli enti locali, rendendolo più efficiente
ed efficace? Si vuole discutere del destino e del ruolo dei piccoli Comuni, della necessità di gestioni associate per
dare servizi adeguati, anche di fusioni? Si vuole discutere seriamente di come si garantiscono comunque i servizi
essenziali alle migliaia di piccole comunità del nostro Paese? Troppi piccoli Comuni per chi? Per i cittadini ai quali
eroghiamo ancora almeno i servizi essenziali? Per i nostri giovani e gli anziani? La loro vita nei piccoli Comuni è
già messa a dura prova: asili nido, servizi scolastici, assistenza socio sanitaria, ospedali in "liquidazione", uffici
postali fantasma o a singhiozzo, tutto è ormai ridotto all'osso.
Siamo pronti al confronto. Da anni invochiamo gli esempi della Francia e di altri Paesi europei. Si apra un tavolo
serio sull'intero sistema delle autonomie, per riforme attuabili e sensate, soprattutto utili ai cittadini. Ci si risparmi la
farsa di operazioni improvvisate e magari dannose per le nostre comunità, nascoste dietro il vessillo dei finti tagli
ai costi della politica. Fino ad oggi nessuno ha citato la progressione dei pesanti tagli ai trasferimenti che sono
ulteriormente previsti e che si sommano a quelli di questi ultimi anni; siamo vicini al momento in cui i Comuni
dovranno chiudere non perché troppo piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire i
servizi essenziali, a rafforzare la coesione socio-culturale con la possibilità di crescita e sviluppo per i cittadini, per
le famiglie e per le realtà economiche territoriali. Quindi, questa cosiddetta "grande riforma di semplificazione"
rappresenterebbe solo il deserto per le politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente, e soprattutto per le
comunità dell'entroterra che rappresentano l'unica presenza dello stato.
Metteremo in campo tutte le nostre forze contro questa prospettiva, non nell'interesse degli amministratori dei
piccoli Comuni ma dell'Italia. In questa situazione drammatica anche i piccoli Comuni sono pronti a fare la loro
parte, pur essendo i primi ad aver iniziato da anni ad applicare fattivamente il sistema oggi proposto
dell'accorpamento dei servizi, riducendo ogni spreco ed aumentando l'efficacia de i servizi offerti ai cittadini. Ciò
che non è accettabile è di essere "accorpati" non si sa bene ancora come e "tagliati" solo perché "di troppo"... o
perché parte della "casta"; ma quale casta? Quali auto blu da tagliare? Qualche vecchia Panda? Forse. Siamo
pronti a ragionare di norme che portino ad un serio processo di riordino istituzionale territoriale del nostro Paese,
evitando duplicazioni e sovrapposizioni nell'esercizio delle funzioni, semplificando la rete delle istituzioni locali,
garantendo alle comunità locali l'adeguatezza dei loro Comuni nel gestire tali funzioni fondamentali, attraverso
gestioni associate obbligatorie con Unioni di Comuni ed anche processi volontari ed incentivati di fusione, laddove
ciò sia più utile e valido per quei territori.
 

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© 2011 Toni Condello - www.ilgiornaledellapianadigioiatauro.it - Mail: tonicond@alice.it

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