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Antica favoletta che i nonni raccontavano ai nipotini nelle gelide sere d'inverno,
davanti al caminetto

Ecco perché Marzo ha trentuno giorni

Francesco del Cossa (Ferrara, 1436 - Bologna, 1478) Marzo - Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, Ferrara
(Foto: GNU Free Documentation License)

 

 

 

di Mina Raso

 


uesta è la spiegazione che mio padre dà alla più piccola delle mie figlie del perché Marzo
abbia 31 giorni invece che 30. Dovrebbe essere raccontata in dialetto taurianovese per renderle
giustizia come la racconta lui, come gliela raccontavano i suoi nonni, ma forse non tutti
riuscirebbero a capirla, alcune parti però le riportero' così come sono e cioè in dialetto.
Cosimino era un pastore delle nostre zone, sapeva che Marzo era un mese pazzo perché negli
anni precedenti molte erano state le pecore che aveva perduto a causa dei suoi bruschi
cambiamenti di temperatura e alle sue burrasche improvvise, perciò quando Marzo arrivò Cosimino
si chiuse nella sua cascina con le pecore e si rifiutò di uscire finché il mese pazzo non fosse finito.
Marzo passava davanti alla cascina e lo chiamava, lo invitava ad uscire e a portare le pecore al
pascolo che gli avrebbe fatto avere bellissime giornate e non gli avrebbe fatto alcuno scherzo…. ma
Cosimino non si fidava e quando Marzo giurava e spergiurava egli alzava le spalle e diceva: «A
vecchia na vota si futti, no sai? Tu mi futtisti cchiù i na vota e mo' non mi futti cchiù, quando tindivai
jo nesciu pè fora i pecuri; finacchì 'nci si tu jo staiu intra e i pecuri a lu jazzu»!
Questo era quel che
succedeva tutti i giorni. Marzo pregava Cosimino e gli faceva mille giuramenti e Cosimino non gli
credeva, continuando a rimanere barricato in casa e rispondendo sempre «Marzu è pazzu, li pecuri
a lu jazzu»!
Marzo non ce la faceva più, era arrivata la fine del mese e lui non era riuscito ad
imbrogliare Cosimino neanche per un momento, quel cafone di un contadino non si lasciava
incantare né dalle promesse né dalle lusinghe, né dalle minacce e Marzo non riusciva proprio a
sopportarlo. L'ultimo giorno del mese, il 30, Marzo si presentò da Cosimino per salutarlo e gli disse:
«Ciao Cosimino, io me ne vado perché il mio tempo è finito ci vediamo l'anno prossimo». E se andò
mogio mogio giù per il sentiero e dai sussulti delle spalle sembrava quasi che stesse singhiozzando,
tanto che Cosimino si commosse e pensò che in fondo non era così irresponsabile come tutti
credevano. Povero Cosimino!, se avesse potuto guardare in faccia Marzo si sarebbe reso conto che
stava cercando di trattenere le risa, altro che singhiozzare! Quando la sera Cosimino si gettò sul suo
pagliericcio pensò dentro di sé: «Meno male che Marzo è andato via, domani inizia Aprile e potrò
portare le pecore al pascolo tranquillo».
E con questo pensiero felice in testa si addormentò. La
mattina dopo di buon'ora il pastore prese le pecore e uscì, la giornata era bella, c'era un sole tiepido
e si stava proprio bene. Ma di colpo il cielo divenne nero nero, il vento cominciò a soffiare sempre
più forte e cominciò a piovere così forte che il povero Cosimino non riusciva neanche a distinguere
le pecore dalle rocce. E mentre pioveva così forte all'improvviso le nubi si aprirono e insieme a un
raggio di sole spuntò Marzo, che da lassù chiamò Cosimino e lo schernì gridandogli: «Chi dicivi?
Marzu è pazzu li pecuri a lu jazzu? E jo mi prestu nu jornu i sorima Aprili e fazzu pecuredi nommu
'ndi vidi»!
E ridendo si nascose di nuovo dietro le nubi, e ad ogni tuono era Marzo che esplodeva in
una nuova risata. Ecco perché Aprile ha 30 giorni e Marzo ne ha trentuno, ed ecco perché l'ultimo
giorno di Marzo di solito comincia con un bel tempo e poi è facile che finisca con un temporale.
Perché Marzo ricorda a tutti, ancora oggi, lo scherzo fatto al Pastore Cosimino.

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