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Benedizione della palme e dei ramoscelli di ulivo, processioni, veglie, canti,
«curudedi e sguti» (tipici dolci della tradizione pasquale). E domenica di Pasqua
in molti paesi, la suggestiva rappresentazione popolare vivente dell’«Affruntata»

 

 

di Vincenzo Alampi
Diacono e Direttore Caritas Diocesi Oppido-Palmi

 

riti della Settimana di Passione, della Settimana Santa e della Pasqua che hanno inizio con il Giovedi di
Passione - quello precedente la Domenica delle Palme - nella nostra Piana, ancora oggi, sono
particolarmente sentiti e vissuti dal popolo. Le più antiche tradizioni che rappresentano la Passione, la Morte
e la Resurrezione di Gesù Cristo, rivivono ogni anno con le rappresentazioni sacre che con grande fede
e passione si susseguono nelle nostre città e nei nostri paesi. Nella celebrazione dei riti della Pasqua,
preparata nella Quaresima - altro periodo di stretta osservanza dei precetti e della tradizione - ed estesa
gioiosamente per tutto il ciclo dei seguenti cinquanta giorni, rifulge il culmine di tutto l'anno liturgico. A
Taurianova sera di giovedì di Passione, quello che precede la Domenica delle Palme, fin dal 1850, la
Statua della Madonna Addolorata, in processione, si porta dal Convento dei Cappuccini fino alla Chiesa
Matrice di Radicena. Fino a qualche anno fa veniva accolta dall'accorato canto dello Stabat Mater
eseguito magistralmente dal professor Carlo Gullace. Il giorno dopo, venerdì, dopo la predica dei sette
dolori, la Madonna viene portata in processione per la città e quindi ritorna nella sua Chiesa del Calvario.
Domenica delle Palme, come in tutto il mondo cattolico, anche in tutte le Chiese Parrocchiali della nostra
Diocesi si svolge la suggestiva processione delle Palme: centinaia di fedeli con rami di ulivo in mano e
palme intrecciate a forma di panierino e di croce («a cunocchia») si recano in un luogo predisposto dove
il sacerdote procede al rito della loro benedizione e, quindi, in processione si portano nella Chiesa
Parrocchiale dove viene celebrata la S. Messa. Le palme e il ramoscello d'ulivo, dopo la Messa, ognuno
li porta a casa e li mette a capo del letto, ai piedi del Crocifisso o dell'acquasantiera. Nei primi giorni della
settimana, lunedì martedì e mercoledì, anticamente si facevano le pulizie straordinarie della casa e si
preparavano «curudedi e sguti» i tipici e genuini dolci della Pasqua, a base di uova, latte e farina. Oggi
sono pochi quelle famiglie che continuano queste genuine tradizioni. Tradizioni che sono quasi uguali in
tutta la Piana e che raggiungono il loro culmine dal Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua.
Si comincia quando il Giovedì Santo il suono delle «trocche» e delle «raganelle», annuncia l'inizio del
triduo pasquale. Molti fedeli la mattina del Giovedì Santo partecipano alla S. Messa Crismale presieduta
dal Vescovo della Diocesi con tutto il suo Presbiterio, nella Chiesa Cattedrale, durante la quale il
Vescovo benedice l'olio degli infermi, l'olio dei catecumeni e l'olio del crisma. La sera, in ogni Chiesa
parrocchiale si celebra la Messa «In Cena Domini» con la partecipazione di tutta la comunità. Dopo
l'omelia ha luogo la lavanda dei piedi. A dodici prescelti uomini o ragazzi, che indossano generalmente
una tunica bianca, il sacerdote versa dell'acqua sui piedi, li asciuga e poi li bacia. In tante chiese,
vengono anche benedetti alcuni pani a forma di ciambella, «a curuda», delle arance e del vino, che alla
fine i fedeli portano a casa e mangiano come segno di augurio. Terminata la distribuzione della
comunione, si lascia sull'altare la pisside con le particole per la comunione del giorno seguente e alla fine
della Messa si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il Santissimo Sacramento al
luogo della Reposizione, preparato in una cappella convenientemente ornata con coperte, veli, fiori e
piante bianche germogliate al buio, o come veniva chiamata una volta «il sepolcro». Segue la
spogliazione dell'altare e, se è possibile, la rimozione delle croci dalla chiesa o la loro velatura. Per tutta
la sera e fino a mezzanotte i fedeli visitano i «sepolcri» preparati nelle Chiese parrocchiali. Anticamente i
«sepolcri» venivano preparati in ogni Chiesa e i fedeli ne dovevano visitarne almeno sette, per lucrare le
indulgenze. Durante le veglie ai «sepolcri» venivano eseguiti i commoventi e strazianti canti della
passione in dialetto. Canti poeticamente bellissimi e interessanti che raccontavano la passione di Gesù.
Venerdì Santo, per antichissima tradizione l'Eucaristia non viene celebrata. A Polistena, la mattina
presto, si svolge la processione della Madonna Addolorata, molto suggestiva e toccante. Nel pomeriggio
di venerdì, in ogni Chiesa Parrocchiale viene celebrata la Passione del Signore, divisa in tre momenti:
Liturgia della Parola con al Vangelo la lettura della Passione del Signore, l'Adorazione della Croce e la
Comunione Eucaristica con le Ostie consacrate il giorno prima. Verso sera, in quasi tutti i paesi della
Piana, si svolge il rito della Via Crucis. Generalmente le varie stazioni vengono preparate per le strade
del paese, generalmente nei rioni caratteristici, oppure vengono portati fuori in processione i vari gruppi
di statue raffiguranti le stazioni della Via Crucis.
Tra le processioni più interessanti e commoventi del Venerdì Santo sono da ricordare quelle di
Molochio; di Cinquefrondi; di Galatro; di San Giorgio Morgeto con il Cristo morto, l'Addolorata, S.
Giovanni, e con una figura caratteristica col volto coperto dai capelli che porta la Croce; di Cittanova con
le statue raffiguranti le stazioni della Via Crucis; di Laureana di Borrello (nelle tre Parrocchie di Laureana,
Bellantone e Stelletanone, con la cosiddetta Processione Grande con il Cristo che si avvia al Calvario e
al ritorno dopo la predica della passione, la chiamata della Madonna per affidarle il figlio morto); di
Rizziconi, con la messa in scena della «Passione» su testi ottocenteschi; di S. Anna di Seminara, con la
rappresentazione vivente in costume dei personaggi biblici della Passione; di Gioia Tauro con la Via
Crucis meditata; di Rosarno con la Via Crucis; di Palmi con la Via Crucis; di Varapodio, sempre con la
Via Crucis fino al Calvario; di Oppido Mamertina con il Cristo morto e la Madonna Addolorata; di
Taurianova-Jatrinoli con la processione dell'Addolorata e del Cristo morto dopo la cosiddetta Chiamata
della Madonna; di Melicucco con la rappresentazione vivente in costume della Passione; di Seminara; di
Polistena e di molti altri paesi e città della nostra Piana. Per le strade vengono portate in processione le
statue rappresentanti la Passione e la Morte di Gesù e tutti gli oggetti e gli strumenti che ricordano la
Passione stessa come la Croce, i chiodi, il martello, la lancia, il lenzuolo.
A Taurianova-Radicena, presso la Parrocchia Maria SS. delle Grazie, fino a qualche anno fa le statue
raffiguranti il Cristo morto e la Madonna Addolorata venivano portate in processione fino al Calvario e,
dopo una breve riflessione di un sacerdote, faceva ritorno alla Chiesa Matrice. Nella stessa Parrocchia,
ancora prima, veniva effettuata una Via Crucis vivente con un personaggio, appartenente sempre alla
stessa famiglia, che interpretava Gesù e portava la croce. La processione, seguita da tanti altri
personaggi in costume, anche a cavallo, arrivava sempre fino alla Chiesetta del Calvario e poi, dopo una
breve sosta, ritornava alla Chiesa Matrice. Oggi, invece, viene effettuato il rito della Via Crucis, per le vie
della Parrocchia, con le riflessione di laici. Struggente è il particolare e antichissimo rito della «Chiamata
della Madonna», che ancora si svolge in molte chiese, sera di Venerdì. Anticamente era famoso quello di
Taurianova-Radicena dove, quando la Statua della Madonna Addolorata, portata in spalla, compariva
in fondo alla Chiesa, Gesù Cristo veniva schiodato dalla croce e messo tra le braccia della Madonna, tra
la commozione generale. Oggi questo rito si svolge ancora a Taurianova-Jatrinoli, a Molochio, a
Laureana di Borrello (dove la sacra effigie «s'incanta», cioè la Madonna da portare in spalla viene data a
chi offre più soldi») e in molti altri centri della Calabria.
Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua Passione e Morte,
astenendosi dal celebrare il sacrificio della S. Messa. La mensa resta senza tovaglia e ornamenti sino
alla solenne Veglia o attesa notturna della Risurrezione. L'attesa allora lascia il posto alla gioia pasquale.
Domenica di Pasqua è il giorno dell'Affruntata, cioè dell'incontro tra il Cristo risorto e la Madonna. È una
tradizione che si rinnova, ogni anno con un grande crescendo, in modo particolare a Rizziconi, Cittanova,
Laureana, Rosarno e in altri Comuni pianigiani. Migliaia e migliaia di persone assiepate ai lati delle
strade, vengono coinvolte emotivamente da queste rappresentazioni che vengono preparate
programmate fin nei più piccoli particolari. I portatori delle statue del Cristo Risorto, della Madonna e di San
Giovanni, che generalmente si tramandano di generazione in generazione l'onore di portare sulle spalle
le sacre immagini, compiono il loro percorso con movenze studiate, veloci o piano, avanti o indietro,
senza sbagliare mai. Sono momenti di commozione generale, specialmente a Rizziconi, a Cittanova, a
Laureana, e a Rosarno, dove alla rappresentazione dell'Affruntata partecipano quasi tutti gli abitanti. Lo
svolgimento è un po' uguale in tutti i posti. Le statue della Madonna Addolorata, di San Giovanni Apostolo
e del Cristo Risorto, portate a spalla dai fedeli, si partono da tre diversi punti del paese, San Giovanni
comincia a fare la spola tra il Cristo Risorto e la Madonna, alla quale porta il lieto annuncio della
Resurrezione del Cristo. La Madonna continua il suo cammino incontro al Cristo avvolta nel suo Mantello
nero. Intanto i viaggi di San Giovanni si fanno sempre più veloci e la folla comincia a trattenere il fiato per
l'emozione. In un punto prestabilito, generalmente in piazza di fronte alla Chiesa Parrocchiale, avviene
«l'Affruntata», cioè l'incontro tra la Madre e il Figlio. L'ultimo tratto di strada si fa di corsa, e tra gli
applausi della folla alla Madonna cade il mantello nero ed Ella appare nella sua splendida veste bianca e
celeste. Anticamente e fino agli Anni Quaranta, la rappresentazione dell'«Affruntata» si svolgeva anche
nella Parrocchia di Taurianova-Radicena, e da quello che ci tramandano i racconti, era la più conosciuta
e la più sentita della Piana.

(I termini in dialetto sono riferiti alla parlata gergale di Taurianova, RC)

Nelle foto sotto: La benedizione delle palme e la Madonna Addolorata alla Chiesa dei Cappuccini
e la benedizione delle palme davanti alla Chiesa del Rosario a Taurianova

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