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Drosi di Rizziconi - «La carità nella verità», Convegno della Caritas
diocesana di Oppido Mamertina-Palmi con il Vescovo Mons. Bux

Lavoro, legalità, umanità
per i poveri e gli ultimi,
ma soprattutto per i migranti

Il Vescovo Mons. Luciano Bux e Vincenzo Alampi, direttore della Caritas diocesana.
Sopra, una fase del convegno presso la Chiesa di San Martino a Drosi di Rizziconi

ul tema «La carità nella verità», il 29 maggio scorso, a Drosi di Rizziconi, presso la Chiesa S.
Martino, ha avuto luogo un riuscitissimo Convegno organizzato dalla Caritas Diocesana di Oppido
Mamertina-Palmi, con la partecipazione del Padre Vescovo Mons. Luciano Bux. Il Presule ha chiuso
i lavori richiamando l'impegno educativo della chiesa specialmente nei confronti delle famiglie, dei
giovani e in particolare degli operatori e animatori Caritas chiamati ad agire in comunione con tutti gli
ambiti della chiesa e della società per camminare al passo dei tempi, ma soprattutto al passo degli
ultimi. Il padre Vescovo entrando in merito al tema del Convegno ha sottolineato come la Carità nella
verità, secondo il pensiero del Santo Padre, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita
terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero
sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. L'amore - «Caritas» - è una forza straordinaria, che
spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. La
carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da
tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la
Legge. Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo.
Il diacono Vincenzo Alampi, direttore della Caritas Diocesana, coordinando i lavori, oltre a
soffermarsi ancora una volta sulla funzione pedagogica della Caritas, che è chiamata a promuovere
una cultura della solidarietà che passa attraverso un'azione educativa sia nei confronti delle realtà
ecclesiali che di quelle laiche, ha voluto sottolineare come il Convegno si è tenuto a Drosi per
tenere alta l'attenzione su quei luoghi, teatro dei “fatti di Rosarno e di Drosi”, dei primi di gennaio
scorso, con la rivolta degli immigrati, per fare in modo che quei fatti non abbiano più a ripetersi.
In quest'ottica, Il Vicario Generale della Diocesi Mons. Giuseppe Demasi, introducendo il
Convegno, con un'ampia riflessione ha evidenziato la necessità di contribuire alla ricostruzione del
tessuto e della fiducia sociale specialmente tra popoli e culture diversi, di promuovere, animare e
stimolare la piena responsabilità di tutte le componenti della società: istituzioni, società civile e
mondo ecclesiale. Tutto questo nella prospettiva della costruzione della partecipazione e della
cittadinanza, assumendo un significativo ruolo di promozione e tutela dei diritti delle persone più
deboli, come gli immigrati coinvolti nei fatti di Rosarno, per dare voce a chi non ha voce e perché
non si corra il rischio di offrire “come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia”.
Il sindaco di Rizziconi, Dott. Antonino Bartuccio, nel cui territorio si trova la località Marotta con la
“collina” dove, presso una vecchia e diroccata casa patronale avevano trovato alloggio centinaia di
immigrati, portando il saluto della città ai convenuti ha rilevato come la sua amministrazione ha già
affrontato il tema immigrati con un'attenzione nuova legata alla capacità di fornire assistenza e
servizi in campo di lavoro, di alloggio e di tutela dell'identità culturale. Il sindaco, inoltre, ha ricordato
come, negli anni, nel territorio di Rizziconi, gli immigrati, vista la buona accoglienza, in centinaia
hanno voluto stabilire la loro residenza e i musulmani hanno costruito persino una moschea e
chiesto il terreno per costruirne un'altra.
Al Convegno hanno partecipato i parroci Don Pino Varrà, Don Giuseppe Tripodi e Don Nino La
Rocca, nei cui territori parrocchiali a Rosarno, Bosco di Rosarno e Drosi, si è verificata la rivolta
degli immigrati. I Parroci, dopo aver ricordato l'accoglienza e l'ospitalità che le loro comunità e le
Caritas hanno sempre assicurato agli immigrati fin dal primo momento del loro arrivo, negli Anni
Ottanta, anche con l'istituzione delle prime mense gratuite, si sono soffermati sui momenti della
rivolta e sui loro programmi pastorali di solidarietà e socialità. A loro hanno fatto eco due immigrati,
Ali e Mohamed, i quali hanno voluto salutare l'assemblea e ribadire la loro soddisfazione per i
cordiali e fraterni rapporti che hanno con tutti.
Di seguito la vicepresidente dell'Associazione “Alaga” di Gioia Tauro, Ada Scaramuzzino, ha letto
un toccante messaggio di carità e impegno sociale che l'Alaga, della presidente Graziella Carbone,
porta avanti a Gioia Tauro e nel circondario; nentre il presidente dell'Associazione “Il Cenacolo” di
Maropati, Bartolo Mercuri, ha portato la sua testimonianza di impegno diuturno a favore dei poveri e
degli immigrati che ancora sono discriminati e trattati in modo inumano sia nel campo sociale che
lavorativo. Ognuno ha evidenziato l'importanza di un tavolo di concertazione tra le varie associazioni
della Diocesi che si occupano delle stesse problematiche, per sostenersi reciprocamente e per
contribuire alla realizzazione di una rete solidale efficace per il miglioramento e la umanizzazione dei
servizi presenti sul territorio.
Al Convegno ha partecipato il Dott. Antonino Ammendola, direttore Dipartimento Prevenzione
Ambito di Palmi dell'Azienda sanitaria provinciale, componente della task force per l'emergenza
immigrati, il quale, nel suo intervento, ha tra l'altro evidenziato il lavoro svolto dall'Asp nei confronti
degli immigrati con le vaccinazioni e gli interventi sanitari e le difficoltà del loro trasferimento da
Rosarno. Il Prefetto Domenico Bagnato, presidente della Commissione straordinaria di Rosarno, nel
suo intervento dopo aver ricordato la fase turbolenta dei giorni della rivolta degli immigrati “vere
vittime della delinquenza mafiosa e dei caporali ad essa asserviti”, si è soffermato sui progetti avviati
dalla Commissione straordinaria di Rosarno per favorire l'integrazione dei migranti nella realtà
sociale ed economica del territorio. Il Prefetto ha ricordato la costruzione programmata di
150 moduli abitativi in un immobile confiscato alla mafia e alcuni servizi previsti di qualificazione
e riqualificazione in agricoltura e nell'artigianato e di orientamento nel mondo del lavoro.
Il messaggio forte che si alzato da ogni intervento è stato quello della legalità e della giustizia e
dell'impegno che mai più ci devono essere ghetti come l'ex Opera Sila, o la Rognetta, o la Collina, o
l'ex Cartiera, nei nostri territori. Altrettanto forte è stata la richiesta della garanzia per i poveri, e
specialmente per gli immigrati stagionali, di un posto di lavoro nella legalità e nella sicurezza, di una
abitazione degna di questo nome con acqua corrente, luce e servizi igienici e, infine, politiche di
integrazione piena, per l'inserimento dignitoso degli immigranti nella realtà cittadina e comprensoriale.

                                                                                                            Diac. Cecè Alampi

 

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