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a
spazzatura comincia davvero a rappresentare un problema per molti
cittadini della
Piana di Gioia Tauro. La foto sopra è stata scattata a Taurianova,
dove i cassonetti non
vengono svuotati da alcuni giorni, ma diversi centri sono nelle
identiche condizioni.
Diatribe tra alcuni Comuni e la società Pianambiente (che ha in
appalto la raccolta rifiuti
in quasi tutti i Comuni pianigiani), criticità di smaltimento per la
mancanza di discariche
adeguate, penuria di termovalorizzatori, sono alcune delle cause che
contribuiscono a
ingigantire il caso. Che, comunque, auspichiamo possa essere
ridimensionato al più
presto, affinché venga scongiurato il pericolo di una crisi del
settore anche dalle nostre
parti. Al di là di tutto questo, però, la situazione permane di una
criticità sconcertante.
Perché continuiamo a produrre sempre più rifiuti, mentre si va
inevitabilmente incontro
ad una saturazione degli impianti di smaltimento.
Lo scorso anno la Regione Calabria finanziò un progetto di raccolta
differenziata in
alcune aree della Calabria. Ma si è trattato di un progetto della
durata di soli tre mesi e,
inoltre, che prevedeva la sperimentazione soltanto in alcuni
quartieri dei paesi. Fu un
disastro, naturalmente. Il progetto fu pubblicizzato molto, ma alla
fine i risultati
dell’esperimento non sono mai stati divulgati, sempre che quei
risultati siano stati
contabilizzati nelle statistiche regionali. Cosa di cui dubito
fortemente. Quel progetto,
d’altronde, non aveva alcuna probabilità di successo. Per tre
semplici motivi. 1) non
sono mai state collocate le indispensabili «campane» per la raccolta
differenziata di
umido, carta, vetro, plastica; 2) non è stato fatto alcun tentativo
serio per illustrare ai
cittadini come andava fatta la differenziata, né è stato avviato
alcun tentativo di
«educazione» dei cittadini alla raccolta stessa; 3) non sono state
emanate regole serie
ed efficaci, naturalmente da far rispettare. È chiaro che queste tre
condizioni sono
inscindibili e dovrebbero servire a convincere i cittadini,
soprattutto i più giovani, che la
raccolta differenziata dei rifiuti è un dovere civico ma soprattutto
morale. Per far capire
questo è indispensabile, ovviamente, allestire un progetto serio,
efficace ed efficiente
che interessi tutta la Regione. Purtroppo tutto ciò alla Regione
Calabria pare non
interessare molto. Probabilmente perché un progetto siffatto,
pensato davvero per il
bene della Calabria, non è annoverato fra quelli che possono portare
voti, anzi,
potrebbe anche succedere il contrario. Ecco, allora, che siamo in
presenza di una
assoluta mancanza di competenze e di cultura, in questo specifico
settore, da parte di
chi ha responsabilità di governo, sia esso regionale, provinciale o
comunale. Perché gli
esempi virtuosi da imitare di certo non mancano in Italia. In alcune
cittadine del Nord
Italia, per esempio, esistono amministratori pubblici che hanno
trasformato il bubbone
dei rifiuti in una gallina dalle uova d’oro. Tra questi c’è un
paesino del Trentino Alto
Adige (non ricordo più il nome, mi spiace) dove è stato realizzato
un impianto modello
in grado di trasformare i rifiuti in energia elettrica e acqua
calda, col risultato che gli
abitanti di quel paese sono completamente autosufficienti per quanto
riguarda
illuminazione, riscaldamento e aria condizionata sia nel pubblico
che nel privato, mentre
la tassa sui rifiuti è quasi inesistente. Con, in più, la creazione
di decine di posti di
lavoro. Niente male, vero? Questo è l’esempio da seguire: una
società creata dall’ente
pubblico in sinergia con i privati in grado di dare ai cittadini
questo tipo di servizi. Nel
tempo attuale, purtroppo (e questo va anche detto), sappiamo bene
perché e con quali
finalità vengono create talvolta le società miste pubblico-privati:
gli esempi si sprecano.
Un altro caso virtuoso da menzionare (e da imitare) è quello di
Monza, bellissima città
pochi chilometri a nord di Milano, capitale della ricca e operosa
Brianza, famosa per il
suo autodromo, l’indimenticata Suor Virginia de Leyva (la «Monaca di
Monza») e la
Regina Teodolinda. In questa città c’è una Amministrazione comunale
(di cui non ci
interessa affatto il colore politico) che con la raccolta
differenziata, e con la vendita a
società specializzate di carta e cartone, vetro, plastica e lattine
(tutti materiali che
saranno riciclati), riesce ad avere un ricavo netto di un milione e
mezzo di euro all’anno.
E per i monzesi la tassa sui rifiuti è rimasta invariata da ben
diciotto anni. Qui sotto ho
voluto riprodurre l’articolo del «Corriere della Sera» che ne parla
ampiamente.
Niente male neanche questa, vero?
Dunque, non c’è dubbio alcuno sul fatto che la raccolta
differenziata dei rifiuti
domestici rappresenta una reale possibilità di «sopravvivenza».
Ovviamente, l’industria
deve fare la sua parte, con la rimodulazione del «package» dei
prodotti venduti: meno
polistirolo, meno plastica, meno carta, e più materiali
biodegradabili. E concludo: ci
vuole proprio la miopia della classe politica calabrese, in
generale, per non capire che di
questo passo la situazione dei rifiuti collasserà nel giro di pochi
anni se non si comincia
da subito a metter mano ad una drastica, seria, efficace ed
efficiente raccolta
differenziata a livello regionale. Supportata, ovviamente, da un
altrettanto serio
ed efficiente servizio marketing per la vendita dei materiali da
riciclare.
Siamo già in grande ritardo, speriamo di non essere fuori tempo
massimo.
Si può fare. Basta avere voglia di lavorare e di pensare. Con la
testa, solo con la testa.

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