Gioia Tauro, Taurianova, Piana di Gioia Tauro, Porto di Gioia Tauro, Comune di Gioia Tauro - Comunicazione e mass media, lezione di Toni Condello

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Taurianova - Lezione del nostro direttore Toni Condello
su «Comunicazione e Mass media» nell’ambito della formazione,
curata dal dirigente comunale Cecè Alampi

Nell'ambito della formazione dei giovani inquadrati nel Servizio Civile Nazionale, formazione curata dal funzionario comunale Cecè Alampi, il nostro direttore Toni Condello è stato invitato a tenere una lezione su «Comunicazione e Mass media», che si è svolta nella sala consiliare del Palazzo municipale di Taurianova, e che qui di seguito pubblichiamo. Nella fotografia sopra: in primo piano a destra, Cecé Alampi e Toni Condello, assieme ai giovani del Servizio Civile Nazionale.

ominciamo col dire che con comunicazione s'intende diffondere, veicolare, divulgare informazioni, notizie,
accadimenti, col fine di informare il numero più alto possibile di persone, la massa, appunto. Come? Attraverso i
«mass media». Ora stabiliamo che mass media si legge così com'è scritto, anche se tutti, speaker di telegiornali
compresi, dicono «mass midia», all'inglese, sfoggiando una improbabile cultura linguistica. La locuzione «mass
media», che vuol dire «comunicazione di massa», è formata da due parole di due lingue diverse: «mass», massa, in
inglese, e «media», mediazione (tra chi parla e chi ascolta; tra chi scrive e chi legge, per esempio) che è latino e che
quindi si pronuncia proprio così com'è scritto: media.
   Se inizialmente con mass media si faceva sostanzialmente riferimento a giornali, radio e televisione, alla fine del
XX secolo (che non è un'epoca lontana anni-luce, ma da esso ci separano solo dieci anni) si assiste alla prepotente
affermazione di Internet e del computer. Attualmente in questo contesto, per alcuni, anche i telefoni cellulari sono
da considerare strumenti di comunicazione di massa, in quanto e nella misura in cui sono utilizzati per veicolare conoscenza verso una pluralità di individui, per esempio attraverso SMS e MMS.
   I Media e la democrazia - Nel corso del tempo si è diffusa l'idea che in una società democratica, affinché la
democrazia possa dirsi completa, debbano essere presenti dei mezzi di informazione indipendenti che possano
informare i cittadini su argomenti riguardanti i governi e le entità aziendali; questo perché i cittadini, pur disponendo
del diritto di voto, non sarebbero altrimenti in grado di esercitarlo senza una scelta informata che rispecchi i loro
reali interessi e opinioni. Secondo l'ottica del principio fondante delle democrazie liberali, ovvero la separazione
dei poteri. Infatti, oltre al potere esecutivo, al potere giuridico e al potere legislativo, il ruolo dei media si
configura come un quarto potere, che dovrebbe però essere autonomo rispetto agli altri. Ma ciò è impossibile, poiché
in un sistema democratico i media costituiscono la più potente tra le lobby, cioè gruppi di potere molto influenti.
In particolare, oggi sono le televisioni la principale fonte informativa, perché solo una ridotta minoranza di persone
legge libri e giornali o si informa tramite internet. Quindi alle TV va posta particolare attenzione. Alcuni paesi, come
la Spagna nel 2005, hanno avviato riforme rivolte a rendere indipendenti le televisioni pubbliche dai controlli politici,
mentre altri, come l'Italia, hanno una tv pubblica che è fortemente condizionata dalle maggioranze politiche che di
volta in volta si affermano alle elezioni..
   Internet e i mezzi di comunicazione di massa - Nell'ultimo decennio l'avvento del World Wide Web, Internet,
per intenderci, ha segnato l'inizio di un'era in cui ogni individuo ha la possibilità di esporre il proprio pensiero con
una scala paragonabile a quella dei mass media. Per la prima volta chiunque abbia un sito web può informare un
pubblico globale, e quindi indirizzarne l'opinione. Tuttavia, sebbene in Internet sia disponibile una gran quantità di
informazioni, immagini e commenti (cioè «contenuti»), spesso è difficile determinare l'autenticità e l'affidabilità
dell'informazione contenuta nelle pagine web. Tanto che molti sostengono che internet rispecchi la contraddittorietà
del mondo. E di questo è bene esserne coscienti. Per un altro verso, questo rapido sviluppo di comunicazione istantanea e globale fornita da Internet sta cominciato a portare cambiamenti significativi nella struttura dei mass media e nel loro rapporto con la società.
   Problematiche e mass media - Nel corso degli anni è stata prodotta un'enorme quantità di studi e ricerche sugli
effetti causati dai media e ancora oggi gli esperti si dividono, secondo una famosa definizione dello scrittore
Umberto Eco, fra «apocalittici» (per i quali i media hanno una portata sostanzialmente distruttiva rispetto alla
socializzazione ordinaria) e «integrati» (propensi piuttosto a considerare gli esiti positivi e controllabili della
socializzazione tramite media). Non c'è, quindi, univocità di vedute, sul ruolo che i mass media hanno nella
formazione delle coscienze delle persone. Occorre tuttavia ricordare che un aspetto molto importante della
comunicazione di massa è la produzione in serie di messaggi come «merce», per cui diventa molto importante lo
studio delle strategie con cui vengono prodotti e diffusi i messaggi, specialmente quando lo scopo di questi messaggi
è quello di influenzare le idee e i comportamenti dei destinatari, come accade nella comunicazione politica o nella
pubblicità.
   La televisione è una cattiva maestro? - Pier Paolo Pasolini, grande scrittore e regista, aveva già intuito i
cambiamenti sociali e culturali prodotti dalla massificazione televisiva. Iniziò ad accorgersi che tutti i giovani di
borgata avevano iniziato a vestire, comportarsi, pensare in modo analogo. Se prima di allora per Pasolini si poteva
distinguere un proletario da un borghese, oppure un comunista da un fascista, già agli inizi degli anni '70 non era più
possibile: la società italiana si stava già omologando a macchia d'olio. Pasolini chiamò questi fenomeni «mutazione
antropologica», prendendo a prestito il termine dalla biologia per indicare che la variazione delle mode e dei desideri
della collettività è decisa prima nei consigli d'amministrazione delle reti televisive e poi viene fissata nelle
menti dei telespettatori tramite messaggi subliminali e pubblicità. Alcuni pensano che il più grave problema causato
dalla televisione moderna sia la violenza che essa propina ai bambini. Il filosofo austriaco Karl Popper, nella sua
opera «Cattiva maestra televisione», analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi,
giunge alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere nella
società ingenti dosi di devianza, di mistificazione, di manipolazione e addirittura di violenza.
   Fin qui le ragioni e le spiegazioni diciamo, dotte, filosofiche e culturali, del fenomeno della comunicazione e della
sua capacità di penetrazione negli usi e costumi delle masse. Scendiamo nei dettagli. La definizione migliore, a
mio parere, circa il potere occulto o palese dei mass media ce l'ha fornita Pier Paolo Pasolini, laddove afferma che
oltre alla pubblicità, sono soprattutto le notizie ad essere manipolate e incanalate verso determinate direzioni a
seconda dei fini che si vogliono ottenere. E la pubblicità, o meglio, l'accoppiata industria-pubblicità, e la politica,
sono i due «poteri forti» che usano le strategie più subdole per arrivare ai propri scopi.
   Industria-pubblicità - Tutti noi guardiamo la pubblicità televisiva. Ce n'è davvero troppa su tutte le reti,
diciamocelo! Ebbene, proprio in questo settore notiamo le più raffinate e seducenti strategie mediatiche, che sono
addirittura riuscite a cambiare le abitudini a milioni di italiani. Pensate che una campagna pubblicitaria di medie
dimensioni, veicolata per settimane attraverso i giornali e le reti televisive nazionali e locali viene, a costare non
bruscolini ma circa 5 milioni di euro. Un investimento importante per una azienda. Ma non preoccupatevi: quei soldi
rientrano nei bilanci aziendali non una ma due volte: 1 perché i prodotti che si avvalgono di questo traino
promozionale al consumatore finale costano di più di quelli che pubblicizzate non sono; 2, perché la campagna fa
vendere di più, incrementando quindi il fatturato. Tutto questo con messaggi che a volte possono sembrare banali ma
che, invece, vengono studiati a tavolino nei minimi dettagli. La pubblicità, per esempio, è riuscita a convincere le
mamme che una merendina industriale è più nutriente di una bella fetta di pane e sana marmellata; che il tal detersivo
pensa a tutto lui e ti fa risplendere la casa senza alcuna fatica, come fosse un robot; che una certa acqua minerale ti fa
dimagrire solo bevendo sempre e solo quella; che il tal altro intruglio o pasticca ti fa dimagrire senza alcuno sforzo,
soltanto ingurgitando a più non posso quel determinato prodotto, e solo quello. Non è così, naturalmente. Infatti in
diverse occasioni l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha sanzionato diverse aziende con multe salate per
pubblicità ingannevole. Ma questi messaggi sono confezionati talmente bene, con l'aiuto di psicologi e strateghi
massmediologici e, in più, vengono trasmessi con una frequenza talmente ossessiva, che alla fine la mente umana
(non tutte, per fortuna, ma una quantità significativa sì) assimila il messaggio come una verità incontrovertibile e
trasmette l'impulso al suo proprietario: non pensare, vai e compra. E infatti si chiamano messaggi subliminali. Perché
baypassando le nostre difese aggrediscono la parte inconscia di noi, e ci inducono a non soffermarci troppo a pensare. Perché se lo facessimo, capiremmo che quel messaggio è fasullo, non ci fornisce informazioni certe, lo rifiuteremmo e ci comporteremmo in maniera più conscia e razionale.
   La politica - In politica cambia l'oggetto «da vendere» ma la strategia è identica al principio-base che governa la
pubblicità. Ed è in politica che si assiste alla più bieca manipolazione delle notizie e, quindi, alla divulgazione delle
stesse in maniera totalmente controllata e incanalata. Non per nulla i regimi totalitari, di destra o di sinistra, non fa
differenza, come primo atto si preoccupavano, si preoccupano, di addomesticare e di asservire al proprio volere, con
le buone o con le cattive, stampa e Tv. Il come si dà una notizia, infatti, influenza e pilota l'opinione pubblica e molto
spesso genera consenso. A discapito della verità, purtroppo. È un giochetto cui assistiamo quotidianamente nei
telegiornali delle nostre Tv. Si dà una notizia e su questa si montano gli interventi di alcuni politici, di varia estrazione
partitica. Ebbene, per uno è bianco, per l'altro è nero e per un altro ancora è giallo. Ognuno di essi tira l'acqua al
proprio mulino, facendo scempio della verità, naturalmente. Sempre cercando non già la costruzione di un dialogo
serio e concreto con i cittadini, affinché questi possano farsi un'opinione reale sul tema in discussione, bensì solo per
stimolare e suscitare consenso verso di sé e il gruppo politico di appartenenza. Possiamo sperimentare questo
giochetto ogni giorno, specialmente nei Tg delle 20, quelli più seguiti dalla massa.
   Vi racconto un esempio che ci riguarda molto da vicino, che dà l'esatta misura di come certi politici sappiano usare
molto bene la psicologia mediatica. 1 novembre 2007, Scido (provincia di Reggio Calabria), funerali del piccolo Flavio Scutellà, morto per una banale caduta da una giostra e ricoverato con un colpevole ritardo perché prima non si trovava un'ambulanza e, poi, un posto letto in un ospedale. Ebbene, quel giorno, fuori della chiesa stracolma di gente per l'ultimo saluto a quel povero innocente, c'era il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero (e qui voglio precisare che non mi interessa affatto a quale colore politico esso appartiene, mi riferisco solo alla figura istituzionale che egli rappresenta), il quale, davanti ai giornalisti, disse testualmente: «Queste cose non devono più succedere. Nel giro di due anni costruiremo l'ospedale della Piana di Gioia Tauro, dotato di tutte le più moderne tecnologie». Tutti i quotidiani regionali pubblicarono questa notizia data da Loiero. Il quale, dunque, ha veicolato verso un vasto pubblico una notizia che 1, «rassicurava» una vasta platea di persone (queste cose non devono più succedere); 2, creava consenso per se stesso e la sua parte politica (in soli due anni costruiremo l'ospedale…). La realtà è questa: a distanza di circa un anno e mezzo l'ospedale della Piana non solo non è stato progettato ma non si conosce ancora neanche la sua localizzazione ufficiale.
   Non so quanta gente ricorda, ora, quell'episodio e quella notizia sui giornali. Sicuramente pochi. Al contrario,
quando questa notizia fu data, in moltissimi hanno letto e certamente commentato positivamente le parole di Loiero.
Obiettivo centrato. Mistificando anche questa volta la verità.
   Allora, ecco perché è di estrema importanza saper coltivare fin da giovani una coscienza che io chiamo
«multiforme»: cioè una coscienza morale-sociale-umana, anzitutto, che rappresenta la base della convivenza
all'interno della società, e voi che vi avviate a svolgere questo valido servizio avrete sicuramente modo di
approfondire questi aspetti; e parallelamente, inoltre, sforzarsi di coltivare dentro se stessi la formazione di una
coscienza critica verso l'esterno, verso quel mondo sul quale vi state affacciando da giovani-adulti e su cui, credo,
confidate per essere messi in grado di realizzare i vostri sogni, i vostri progetti di vita.
   Come, dunque, ci si può formare questa «coscienza multiforme»? Col dialogo, tra voi e con adulti consapevoli,
mettendovi in gioco e confrontando le vostre idee. Leggendo giornali e ascoltando telegiornali, anche, ma facendo
emergere sempre la vostra criticità di pensiero, imparando a calcolare il peso specifico delle cose dette e di chi queste
cose le dice. Ma, soprattutto, pensando con la vostra testa, sempre, e non seguire mai, supinamente, il falso profeta o
l'incantatore di serpenti di turno.

©2009 Toni Condello - TauriaMia-Il Giornale della Piana di Gioia Tauro - Vietate riproduzione e divulgazione senza autorizzazione