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Gioia Tauro - Fra pochi giorni ricorre il 119° anniversario
dell'inaugurazione della stazione ferroviaria

Rievochiamo quello straordinario avvenimento attraverso il racconto, così come risulta
dai documento ufficiali, scritto dal gioiese Vittorio Savoia nel suo bel libro «Il treno nella
provincia reggina»
(Nuove Edizioni di Caterina Di Pietro)

di Vittorio Savoia

el 1863 la Società delle Strade Ferrate iniziò i lavori per la costruzione (contemporanea da Reggio Calabria e da
Taranto) della linea ferrata Jonica. Questo importantissimo evento segnò il primo passo per togliere la nostra
regione dal suo secolare isolamento. La linea ferrata jonica fu completata il 15 novembre 1875.
Circa dieci anni dopo iniziarono i lavori per la linea ferroviaria tirrenica. «La ferrovia Reggio-Eboli – scriveva il
giornale reggino ”Il Calopinace” del 7 gennaio 1883 – una volta completata sarà per la Calabria fonte di
ricchezza inesauribile, specialmente per la Piana di Gioia, fertilissima terra di selvosi oliveti».
Il 15 marzo 1881
fu inaugurato il tratto terminale della linea tirrenica Reggio Succursale-Reggio Centrale. Dopo tre anni, il 10
maggio 1884 fu aperta al pubblico la Reggio Succursale-Villa San Giovanni, di 15 km. La Villa San Giovanni-
Scilla, di 9 km, fu inaugurata il 28 dicembre 1885. Il 27 gennaio 1886 il treno giunse a Bagnara, accolto, come
nelle stazioni precedenti, da un folto pubblico gioioso e dalle autorità civili e militari. La linea Bagnara-Palmi (10
km) fu completata il 31 dicembre 1888. Molti furono gli ostacoli per la progettazione e la realizzazione di questa
tratta; il problema più difficile fu l'ubicazione della stazione di Palmi. I cittadini palmesi chiedevano che la
stazione fosse costruita al piano detto della «Torre», una zona molto accessibile e non molto lontana dal centro;
purtroppo una commissione, nominata per esaminare e vagliare il luogo per la costruzione dello scalo ferroviario,
decise di approvare il progetto Cornaglia, che individuava il sito nella zona denominata «Buffarini», molto
distante dall'abitato, in un luogo quasi inaccessibile alla viabilità e ai mezzi di trasporto di allora. Con
l'approvazione del famigerato progetto Cornaglia vennero disattese le legittime aspirazioni della popolazione
palmese, che così non poté scorgere neppure il fumo delle locomotive. Per questa ingiusta decisione il poeta
palmese Pietro Milone compose questa poesia in vernacolo:

Se fu p'à ferruvia, certu v'arricordati, tandu s'ammeritavanu du' paddhi 'ncatinati.
Ora, signori mei, chi mali 'nci facia, c'a' Parmi 'nci passava vicinu 'a ferruvia?
Quandu ci pensu giustu, a certi riggitani, sell'avarria 'nta ll'ugni, mi mangiaria pe' pani!
Pe' Parmi era daveru na grandi sarbazioni, cu quattru stancalati eramu a stazioni!
Beni: tantu 'ntricaru, c'apparu lu potiri chi u fumu, veramenti, n'ò pottumu vidiri!


Il tronco ferroviario Palmi-Gioia Tauro, appaltato all'impresa del sig. Pietro Neri il 5 novembre 1886, fu diviso
in due tratte: la prima, dall'origine del tronco fino alla sponda sinistra del torrente Petrace; la seconda, dalla sponda
sinistra fino alla stazione definitiva di Gioia Tauro. Per la prima tratta vennero rispettati i tempi di costruzione e
consegna: il 3 febbraio 1889, infatti, venne anche terminata la costruzione della stazione provvisoria di Gioia
Tauro. La seconda tratta, dalla stazione provvisoria a quella definitiva. I lavori dovevano essere ultimati il 3
giugno 1890, ma andarono molto a rilento. L'impresa Neri trovò grosse difficoltà nel completare il viadotto sul
fiume Petrace, tanto che non riuscì a rispettare il contratto; i lavori si protrassero per oltre cinque mesi. Il 20
novembre 1890 la Direzione Tecnica delle Ferrovie inviò una nota al Prefetto della Provincia con la quale
annunciava l'apertura all'esercizio della stazione definitiva di Gioia Tauro «per il 27 c.m.».
Effettivamente, e finalmente, il 27 novembre 1890 la vaporiera, sbuffando paurosamente, entrava nella nuova
stazione di Gioia Tauro, addobbata, per la circostanza, con festoni e bandiere. Senz'altro fu un grande evento
storico, vedere il gigantesco macchinario, tutto leve e freni, affidato a un uomo, ammirato e invidiato da tutti. Per
Gioia e per i moltissimi centri interni della Piana l'evento rappresentò un avvenimento di eccezionale importanza.
Alla stazione di Gioia ad accogliere il treno inaugurale carico di persone, oltre ai componenti
dell'Amministrazione Comunale, capeggiata dal sindaco, cav. Francesco Tripodi, e alle autorità civili e militari, vi
era una folla di persone, affluita anche dai paesi vicini, curiosa e felice di assistere a un evento assolutamente
indimenticabile. Furono attimi di ansia e scene di indescrivibile emozione allorquando all'orizzonte si delineò,
offuscata dal fumo, la sagoma di un mostro in movimento. Non mancarono i discorsi di circostanza pronunciati
dalle autorità intervenute alla cerimonia. Quel giorno si registrò, a Gioia, un fatto straordinario rimasto
incancellabile per tutta la vita dai fortunati presenti.
La stazione ferroviaria di Gioia Tauro fu costruita in contrada Santa Maria, in aperta campagna, ed era munita –
al primo piano – di un alloggio per il capostazione; successivamente lo stabile fu demolito, forse perché i
terremoti del 1904 e del 1908 lo avevano reso pericolante e, al suo posto, fu costruito un fabbricato a pian terreno.
Per poter accedere alla stazione bisognava costruire una strada di quasi 400 metri. Nel 1893 l'amministrazione
comunale diede incarico all'ingegnere Giuseppe Albonico di progettarla. Il 27 luglio 1893 il comune di Gioia
Tauro fece pubblicare un avviso con il quale dichiarava che presso l'ufficio di Segreteria comunale erano esposti
gli atti tecnici relativi alla costruzione della strada comunale obbligatoria e coloro che avessero interesse a
prendere conoscenza avrebbero dovuto farlo entro quindici giorni dalla data di pubblicazione dell'avviso.
La stazione ferroviaria di Gioia Tauro ebbe, sin dalla sua costituzione, una grande importanza e un considerevole
movimento di passeggeri e di trasporto merci. Essendo Gioia lo sbocco naturale di ben 32 comuni della Piana;
tanto è vero che il giornale locale «Il Tartarin» del 14 gennaio 1906 così scrisse: «La nostra stazione è lo scalo
naturale del circondario di Palmi, serve cioè a dire, ai bisogni d'una popolazione di oltre centoventimila abitanti.
Essa è la più prossima a tutti i comuni del circondario, perché posta sulla maggiore rete stradale che mette in
comunicazione Gioia (scalo di terra e di mare) cogli altri paesi. Il numero dei viaggiatori, di gran lunga superiore
a quello degli altri punti, viene costantemente aumentato dall'affluenza dei numerosissimi forestieri, che qui
convergono da tutte le più importanti piazze di commercio d'Italia, per le negoziazioni degli oli, dei vini e degli
agrumi. Similmente considerevole è il movimento pel trasporto delle merci sia in arrivo, per i grossi stabilimenti
di commercio che qui esistono e che commettono e ritirano generi a tonnellate, sia in partenza, per l'esportazione
delle derrate agrarie producibili in tutta questa immensa plaga olearia e vinicola. La produzione dell'olio d'oliva,
nella nostra provincia, per circa 350.000 quintali si concentra a Gioia, ove esistono i vasti depositi, e i magazzini
capaci d'importantissime case commerciali. Osserviamo ancora che da Gioia, 711 vagoni d' arance, partono,
annualmente, dalla sua stazione».

©2009 Toni Condello - TauriaMia-Il Giornale della Piana di Gioia Tauro online - L'uso dei contenuti di questo Sito è consentito esclusivamente
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